Pregliasco: «Il Covid non è un virus stupido ma è molto furbo». E spiega quali sono le trappole

lunedì 7 Dicembre 10:46 - di Gianluca Corrente
Pregliasco

«Be’, anche Bassetti con la coerenza se l’è cavata». Lo dice Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università di Milano. «Pure se non siamo d’accordo, abbiamo entrambi ragione», spiega in un’intervista a Libero. «Entrambi partiamo dall’assunto che la malattia ora è concentrata sugli asintomatici. E che il Covid non è un virus stupido come l’Ebola che arriva e ti ammazza l’80% degli infetti. Ma ti isola e non ti fa andare in metropolitana. Il Covid, come l’influenza, è una malattia furba e nazionalpopolare, a basso rischio specifico. Però devastante in termini di sanità pubblica e di costi economici».

Pregliasco: «Il Covid dà l’idea di colpire in modo blando»

Poi si sofferma calo dell’indice Rt e dei ricoveri in terapia intensiva. «È vero. La percezione è che non sia come la meningite, con cui si rischia seriamente la vita. E al cui minimo sospetto la gente fa la fila per i vaccini. Sul Covid c’è quasi l’idea che ti possa colpire in modo blando (e spesso accade). E molti insistono sulla differenziazione tra “morto per”, quando il Coronavirus è causa diretta del decesso, e “morto con”, quando il virus è contributore al decesso per chi aveva gravi malattie pregresse».

«Né allarmare né minimizzare»

Dà una lettura su come i virologi comunicano le informazioni sul Covid. «Nella comunicazione del virus ci si muove in precario equilibrio. Non bisogna eccedere nell’allarmismo perché il primo effetto sarebbe quello degli ospedali intasati. Né minimizzare per portare al “liberi tutti”. Come la pasta, non deve essere né troppo cruda né troppo scotta».

«Nelle opzioni mediche non c’è certezza assoluta»

La ricerca Reputation Science afferma che le interviste dei virologi in Tv, “continue e sovrapposte contribuiscono a disorientare il cittadino”. Pregliasco spiega: «Ma in ogni sistema democratico non si possono censurare le voci dissenzienti. Anche nelle opinioni mediche non c’è la certezza assoluta. Ci sono solo punti di vista di una verità complessa. E il problema è che la comunicazione in tv richiede sintesi, semplicità, tempi veloci. È è fatta di spot, i polpettoni annoiano. A volte penso che l’applauso del pubblico serva a bloccare i più noiosi».

Pregliasco: «A volte le tv usano i virologi»

Secondo Pregliasco inoltre i virologi a volte sono usati dalla tv. «A volte sì. In realtà – spiega – i talk show sono fatti inizialmente per i politici. In modo innaturale si sono adattati ai virologi. Laddove le discussioni fra scienziati ci sono sempre state, per carità. Ma il dissenso, allora, si sfogava in ambiente esclusivamente accademico. E con una buona percentuale di errori. La ricerca va avanti per tentativi e ipotesi di verifica. In tv questo non c’è, appariamo per forza più assertivi».

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