Non era razzismo. Agitu è stata violentata e uccisa da un suo dipendente ghanese

mercoledì 30 Dicembre 12:54 - di Penelope Corrado
Agitu

Agitu sarebbe stata massacrata per uno stipendio pagato in ritardo. Non per il colore della sua pelle, non per le sue battaglie di integrazione (qui nella foto con Emma Bonino, nel riquadro il presunto omicida, Adams Suleimani). I carabinieri hanno arrestato un pastore ghanese, che avrebbe confessato. Una storia semplice, nella sua tragicità, che lascia atterriti.

Era un simbolo dell’integrazione in Italia

L’efferrata morte dell’imprenditrice etiope, simbolo dell’integrazione in Italia, a caldo era rimbalzato sui Social come un delitto di matrice razzista e xenofoba. Invece, niente di tutto questo. La cronaca di queste ore è raccapricciante. Il killer prima ha infierito su Agitu Ideo Gudeta colpendola alla testa con diverse martellate. Poi, quando la 42enne etiope sua datrice di lavoro, era ormai agonizzante sul pavimento della camera da letto, ha compiuto atti di libidine senza penetrarla, come ha specificato lui stesso nel corso dell’interrogatorio questa notte. Sono i particolari agghiaccianti che emergono dalla confessione resa agli inquirenti da Adams Suleimani, il ghanese di 32 anni arrestato dai carabinieri di Trento con l’accusa di aver ucciso la 42enne pastore che in Valle dei Mocheni aveva creato l’azienda agricola La capra felice.

Il dipendente ghanese l’ha violentata mentre era agonizzante

La vittima conosceva bene l’uomo che ieri mattina, al culmine di una violenta lite, l’ha massacrata. Già in passato aveva lavorato nell’azienda e due mesi fa era stato richiamato. A scatenare la discussione, secondo il 32enne, uno stipendio non pagato. Impugnato un martello trovato in casa, avrebbe con quello colpito la donna per poi spogliarla parzialmente e compiere su di lei atti sessuali mentre era ormai agonizzante. Lo stesso uomo avrebbe raccontato di aver capito che Agitu fosse morta solo mentre usciva dalla stanza. A quel punto ha portato con sé il martello, lasciandolo in cantina dove è stato trovato dai carabinieri, e si è cambiato la giacca indossata al momento dell’omicidio. Arrestato per omicidio, ora al 32enne potrebbe essere contestata anche la violenza sessuale.

Per la morte di Agitu cade subito la pista razzista

Ieri sera, subito dopo la notizia della morte di Agitu si erano scatenati i giallisti da salotto. La pista seguita da molti. A cominciare da alcuni intellettuali di sinistra, quella del razzismo. C’era già chi aveva commentato il delitto ricollegandolo a una denuncia di un vicino di casa. L’omicidio xenofobo era considerato pressoché scontato. Gli elementi c’erano tutti. La rifugiata africana che si era fatta strada nel profondo Nord. Una vendetta locale, una pista ideologica, che nei fatti, è stata frantumata dalla banalità del male. Quel male che non conosce colore.

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