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Jacovitti
Cultura

Jacovitti, il genio del fumetto “padre” di Cocco Bill: un anticomunista che usava l’arma dell’ironia

03 dic 2020 di Massimo Pedroni

«Sono solitario. Gli umoristi sono o tristi o solitari o matti. Io sono tutte e tre le cose messe insieme».  Così, con un appena palpabile velo di malinconia, si descriveva sinteticamente Benito Jacovitti. Per presentarlo,  in modo immediato, ma forse riduttivo, affermiamo che era un genio del fumetto. Le generazioni italiane degli anni ‘60 ‘70, sono cresciute accompagnati dall’indimenticabile frase rivolta loro, dai genitori: «Dopo Carosello a letto», e dal fantastico mondo del Diario Vitt, del quale Jacovitti era autore e inventore.

Jacovitti e i giovani dell’epoca

Binomio di spensierata adolescenza.  Diario scolastico, all’interno del quale, i ragazzi  organizzavano impegni  e doveri  di scuola.  Per le vignette in esso presenti, i giovani dell’epoca  trovavano  modo di alimentare  la fantasia e il buon umore, nelle spesso pesanti giornate da trascorrere in classe. Il diario rappresentava una formidabile via di fuga. L’accoppiata Carosello Diario Vitt uscirà rafforzato, nell’immaginario di quelle generazioni, dalla presenza in alcune serate, del programma televisivo, di personaggi  famosi nati dall’estro creativo del disegnatore. Cocco Bill e Zorry Kid, sono doverosamente da segnalare in tal senso.

Gli anni della giovinezza

Jacovitti era nato a Termoli nel Molise nel 1923. La sua dipartita avvenne a Roma il 3 dicembre 1997. Nella prima giovinezza, il molisano aveva una corporatura particolarmente magra. Mingherlina. Cosa che gli valse il soprannome di “lisca di pesce”. Definizione che trasformò in segno grafico con il quale firmava le sue tavole. Con una lisca di pesce per l’appunto. Giovanissimo cominciò disegnare fumetti. Il personaggio e la storia “Pippo e gli Inglesi”, del 1940, attirò l’attenzione dei dirigenti della casa editrice Ave (organismo emanazione dell’Azione Cattolica). Questo gli valse un contratto per “Il Vittorioso”, celebre giornale per ragazzi.

Jacovitti “lisca di pesce”

Cominciò così la collaborazione di “lisca di pesce” con quella testata. Sodalizio, che si protrasse fino al 1970 anno di chiusura del giornale. Nel 1949, sempre per la stessa casa editrice del “Vittorioso”, cominciò l’avventura del Diari Vitt, dove  Vitt sta per abbreviazione di Vittorioso. L’universo fantastico creato da Jacovitti, è assolutamente peculiare. Il tratto, era morbido, tondeggiante, accogliente quanto le soluzioni cromatiche scelte. L’elemento surreale delle sue tavole era legato, direi indissolubilmente legato, a quei serpenti, salami affettati e lumaconi, che l’autore distribuiva nei riquadri delle sue storie. Vermoni, che inopinatamente, il fumettista faceva spuntare per ogni dove, con un espressione come a dire “Bé, che succede?”. Oppure salami, già affettati per metà,  dotati d’improbabili piedi.

L’uso dei salami e dei vermoni

Il suo lavoro, era contrassegnato dalla cifra umoristica, ridanciana e dello sberleffo. Fondamentale nelle sue tavole, era lo sfondamento del piano della realtà, con il personalissimo e sapiente uso dei suoi salami e vermoni. Nel nostro Paese, uno tra gli indicatori, più significativi, per “tarare”,  soprattutto in certi “circuiti” il peso e il valore di una persona e il suo lavoro, consiste nell’ incasellarlo politicamente. Il famoso, quanto oramai logoro gioco del fascismo/antifascismo. Ossia stabilirne quali sono le dosi presenti dell’uno o dell’altro,  nelle biografie di ciascuno.

Un uomo decisamente anticomunista

A questa “riffa”  non poteva di certo sfuggire “lisca di pesce”. Per un carattere come il suo, creativo, originale assolutamente fuori dagli schemi,  con il suo lavoro, già costituiva un fatto in se. Non poteva che meritarsi di vedersi affibbiata la qualifica di “fascista”. Cosa che in realtà, forse era più da riferirsi al suo anticomunismo, reiteratamente manifestato.  Detestava  i vari conformismi e piaggerie che si andavano stratificando nella società.  Come molti artisti del suo periodo, collaborò con vari giornali, prevalentemente di orientamento cattolico. Significativa la sua collaborazione a “Il Travaso delle idee. Organo ufficiale delle persone intelligenti”. Da quella ribalta, verso la fine degli anni ‘40, con un insospettabile Federico Fellini – ancora ben lontano dai trionfi con la macchina da presa – diede luogo  a una storia esplicitamente connotata da un evidente senso anticomunista, di “due compagni”.

Jacovitti contro la sinistra italiana

In altre occasioni, per il quotidiano milanese “La Notte”, firmò delle vignette, a favore della Democrazia Cristiana, con chiari intendimenti di contrasto all’avanzata della sinistra italiana, che sembrava negli anni “70 inarrestabile.  Jacovitti, si definiva un anarchico liberale. Col suo sguardo irriverente, intinto in una parabola  surreale  centrava in pieno i limiti e le contraddizioni della realtà. Aveva facile gioco nel bersagliare i “trinariciuti” dal conformismo fresco di giornata. Con le sue vignette, apostrofò senza margini di dubbio i “contestatori” dell’epoca. In una vignetta, si vede il suo personaggio più famoso Cocco Bill, spanciarsi dalle risate mentre una maestra impugnando il lazo mette in fuga studenti che creavano disordine. Jacovitti, faceva commentare al suo personaggio che li derideva: “E che movimento! Un bel movimento studentesco”.

Gli avversari di Jacovitti

L’insieme di queste prese di posizione, che nulla concedevano a un allineamento di comodo, avrà un costo. Oltre a metterlo ai margini, e a qualificare con intento denigratorio Jacovitti come “fascista”. Cosa non rispondente al vero,  I suoi avversari svilupparono un tale lavoro contro di lui che raggiunse il  culmine, con il conseguimento dell’allontanamento del disegnatore da Linus periodico con il quale collaborava. Ma la vena creativa del molisano, non poteva certe arrestarsi a fronte di quelle che per lui non erano che delle piccole contrarietà. Nel 1977 si avventurò con Marcello Marchesi, umorista noto al grande pubblico come “il signore di mezz’età”, trasmissione di cui era autore che andò in onda nel 1963, in una nuova avventura. Spiazzò tutti, con il dedicarsi a disegnare un Kamasutra, che definiamo molto superficialmente un grande testo sapienziale indiano.

Il tratto creativo

In Occidente, fu riduttivamente recepito come un compendio di arte amatoria. Sulla falsariga di quella tematica,  il suo tratto creativo  si sbizzarrì. Illustrò i personaggi, e le situazioni, con carattere grottesco, assurdo e surreale. Il disappunto per questa iniziativa fu abbastanza esteso, tra l’altro a causa di ciò dovette interrompere la collaborazione con la casa editrice Cattolica Ave. Fu accusato di aver perduto, dedicandosi a un lavoro simile la propria creatività e il proprio talento.  Non è stato colto forse l’aspetto scanzonato, nel riportare in un alveo più misurato lo sviluppo di riflessioni sui temi della sessualità.

Jacovitti e l’ironia provocatoria

L’aspetto ironico e provocatorio, in un periodo nel quale gli assestamenti su certe tematiche erano ancora in itinere, è probabile che non sia stato colto pienamente. Il fatto stesso che si andassero a cercare “lumi”,su testi così antichi appartenenti  una Cultura molto distante dalla nostra, la dice lunga su come era confusa la situazione. La sua versatilità era difficilmente inquadrabile. Si faceva fatica a stargli dietro. Qualche” salame”, non solo del suo universo fantastico, già affettato da mode e conformismi, non poteva che stentare vistosamente.  Questo, con i comportamenti da anarchico liberale, che aveva tenuto durante il corso della vita, “Lisca di pesce” l’aveva messo in conto. Con le conseguenze connesse.

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