Gori sul piede di guerra, «troppi morti a Bergamo: se ci sarà un processo la città sarà persona offesa»

lunedì 28 Dicembre 18:52 - di Lara Rastellino
Gori Bergamo persona offesa al processo per epidemia colposa

Giorgio Gori sul piede di guerra e sulle orme della verità. Se ci sarà un processo per epidemia colposa, Bergamo sarà persona offesa. E il Comune si costituirà parte civile. Dunque, in veste di sindaco della città, Gori annuncia in conferenza stampa che Bergamo andrà a processo. La città, tra le più duramente colpite dall’epidemia di Covid, adisce a vie legali. E il suo primo cittadino sgancia la bomba: «Bergamo sarà “persona offesa” nel procedimento penale per epidemia colposa». Aggiungendo anche: «Se sarà promossa azione penale con il rinvio a giudizio, il Comune avrà poi la possibilità di costituirsi parte civile per esercitare l’azione risarcitoria». La decisione della Giunta, si affretta a specificare Gori, «non contiene alcun pre-giudizio. Non è quindi leggibile come un’accusa rivolta contro il Governo, la Regione, l’Oms o chicchessia: spetta infatti alla Procura individuare gli eventuali imputati. Confermando o meno il capo di imputazione». mentre, conclude il sindaco Gori, spetta «ai Tribunali determinare se vi siano dei responsabili».

Gori: Bergamo sarà “persona offesa” nel procedimento penale per epidemia colposa

Ma andiamo all’annuncio. Che, riporta l’Adnkronos, anticipa: «La Giunta ha deliberato di dichiarare il Comune di Bergamo come persona offesa nel procedimento penale pendente davanti alla Procura di Bergamo per il reato di epidemia colposa concernente la pandemia Covid-19. Questo per la fase delle indagini preliminari, che sono in corso». «Un passo – prosegue Gori – nell’interesse dei cittadini. Giustificato e necessario, visto l’eccezionale impatto della pandemia a Bergamo». dove, ricorda sempre il primo cittadino, si è registrato «un numero di vittime e un tasso di letalità molto al di sopra degli indicatori nazionali». Del resto, anche senza bisogno che il sindaco lo ricordi, «l’intera comunità, duramente colpita, vuole conoscere le ragioni di ciò che è accaduto».

La scelta di Bergamo riassunta in 3 punti

E allora, va avanti Gori nel suo annuncio in conferenza stampa, gli elementi da cui la decisione prende le mosse sono tre. «Primo: l’eccezionale impatto della pandemia in Italia, in particolare a Bergamo». Un dato da prendere in considerazione, precisa Gori, con il riscontro secondo cui «l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di decessi totali dall’inizio della pandemia». Che, ricorda il sindaco dem, «sono più di 70.000 stando ai dati ufficiali». E relativamente al fatto che, prosegue Gori, «l’evento pandemico si è manifestato a Bergamo, in provincia e in città, con eccezionale violenza. I contagi nella prima ondata sono stati circa 25.000. Il numero delle vittime – insiste il primo cittadino di Bergamo – lo conosciamo solo parzialmente dalle fonti ufficiali: 267 morti. Tuttavia, il dato più attendibile dei decessi si può ricavare dai valori di sovra-mortalità. Ovvero dal numero di decessi risultanti alla nostra anagrafe, che eccedono la media degli anni precedenti per i mesi di marzo. Un numero pari a 677 unità». Dunque «l’indice di letalità, per quanto riguarda la città di Bergamo, è prossimo a 2,71 decessi ogni 100 contagiati».

Il diritto dei cittadini a conoscere la verità

E ancora. Il «secondo punto» riguarda «la Procura della Repubblica del Tribunale di Bergamo» che, dichiara Gori, «da quanto abbiamo appreso, ha avviato indagini preliminari sulla vicenda di Covid-19 concernenti il reato epidemia colposa». Infine, «terzo elemento, è che di fronte ad eventi di carattere collettivo, la giurisprudenza riconosce il Comune come ente “esponenziale”. Ovvero rappresentativo degli interessi dei diritti dei propri cittadini»… Pertanto il Comune può quindi presentare memorie e indicare elementi di prova. «Con questo gesto il Comune vuole dire ai suoi cittadini – e in primo luogo a chi ha sofferto la perdita di familiari o di persone care aggiunge Gori – che intende rappresentarne il diritto a conoscere l’effettivo svolgimento dei fatti. E offrire, se necessario, il proprio contributo all’accertamento della verità.  Quindi, qualora emergessero delle responsabilità penali, a rappresentarne gli interessi per ottenere il giusto risarcimento», conclude il sindaco.

I sindaci di Nembro ed Alzano valutano «decisioni analoghe»

«In questi mesi sono stati ipotizzati ritardi e mancanze, spetta ai giudici appurare se ci sono stati oppure no – afferma il sindaco – Spetta alla Procura indicare eventuali responsabilità ed eventuali imputati, confermare o meno il capo di imputazione. E aspetta ai tribunali, attraverso i diversi gradi di giudizio, determinare se vi siano dei responsabili». Per tutto questo, allora, non stupisce che anche i sindaci di Nembro ed Alzano, stiano valutando una analoga decisione. Gori, infatti, spiega di essersi confrontato con il sindaco di Nembro, Claudio Cancelli, che «sta valutando una analoga decisione. A sua volta, Cancelli credo abbia parlato con il sindaco di Alzano per condividere l’iniziativa».

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