“E allora le foibe?”. L’ultimo libro negazionista dell’antifascista Eric Gobetti crea subito polemiche

martedì 29 Dicembre 16:55 - di Romana Fabiani

“E allora le foibe?”. E’ l’ultima perla (negazionista) di Eric Gobetti, nelle librerie a metà gennaio. Edita dalla blasonata casa editrice Laterza. Nessuno ha letto il libro dello ‘storico’ torinese. Esperto di resistenza, seconda guerra mondiale, storia della Jugoslavia, Nel suo curriculum pubblicazioni e dottorati a senso unico.

E allora le foibe? L’ultimo libro negazionista dello storico Gobetti

Nessuno ha potuto sfogliare ancora la sua fatica sul dramma del confine orientale, l’esodo di 300mila giuliano dalmati e le migliaia di italiani infoibati. Ma si può già dire che Gobetti ha scelto la strada facile del titolo ‘civetta’ che incuriosisce. E fa vendere. Dalle anticipazioni editoriali, non è difficile prevedere il filo rosso del volume. “Questo libro – si legge nella nota per la stampa – è rivolto a chi non sa niente della storia delle foibe e dell’esodo o a chi pensa di sapere già tutto, pur non avendo mai avuto l’opportunità di studiare realmente questo tema”.

La data dell’uscita del volume uno schiaffo al Giorno del ricordo

Perché quel punto interrogativo? Quasi a voler mettere in dubbio una tragedia per troppi decenni ignorata e ‘occultata” non solo dalla intelligenza di sinistra ma perfino dai manuali di storia n uso nei licei. Perché indugiare sul fascismo delle vittime delle foibe? Quando anche le pietre sanno che la persecuzione titina si abbatte sugli italiani di qualsiasi appartenenza politica e religiosa. Fu un olocausto. Un razziale.

Anche la data di uscita del libro, a pochi giorni dal “Giorno del Ricordo” che ricorre il 10 febbraio, non è casuale. Per Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 Febbraio, ha il sapore amaro della provocazione. “Trovo vergognoso che nel 2021 una casa editrice così importante possa dar spazio a prodotti editoriali provocatori già dal titolo. E che nascono con l’intento di sminuire la tragedia degli italiani di Istria fiume e Dalmazia. Riconosciuta come tale dagli italiani. A partire dai Presidenti della Repubblica che hanno detto parole definitive sull’argomento”.

Mattarella parlò di sciagura nazionale ma per gli antifascisti…

Ormai di negazionisti, almeno sulla pubblica piazza, non ci sono tracce. Nessuno dovrebbe negare la pulizia etnica del maresciallo Tito nei confronti dei nostri connazionali. Sergio Mattarella, lo scorso anno, magari con un po’ di ritardo si potrebbe dire, non ha lasciato spazio a letture alternative, riduzioniste o negazionista. Ha parlato di sciagura nazionale. Una sciagura che Eric Gobetti non riconosce e non vuole vedere. L’ideologia e l’appartenenza politica è più forte della verità storica. L’autore del libro è uno che non si fa scrupoli a farsi fotografare con alla spalle la bandiera dei partigiani titini. I servi sciocchi del criminale Tito che trucidarono e infoibarono migliaia di italiani.

L’ideologia militante dello storico filo-slavo

“Nella narrazione pubblica del Giorno del Ricordo – dice preoccupato Gobetti – si sta affermando sostanzialmente la visione per la quale solo i partigiani sono carnefici, mentre i fascisti sono solo vittime”. Non sa che l’unica colpa degli infoibati è stata quella di essere italiani? Non sa che vennero uccisi comunisti, socialisti, antifascisti, suore e preti?

Del resto Gobetti è lo stesso che prendendo parte a un’assemblea dedicata al Giorno del ricordo  si esibì in un’arringa revisionista. Ma è  un’accusa fin troppo debole. Per l’autore del libro nelle librerie da 15 giorni il fenomeno foibe va circoscritto. Contestualizzato. Compreso. Giustificato. E guai a parlare di genocidio. “Dobbiamo raccontare il contesto della dominazione fascista e nazista della Venezia-Giulia. Dell’Istria e della Dalmazia in relazione alla quale il fenomeno si verificò,  che non è comparabile ad un genocidio. Né per il numero di morti né soprattutto per le sue caratteristiche specifiche”.

Il fenomeno va compreso, capito, contestualizzato

Per negare l’evidenza storica ci si deve arrampicare. E lui lo fa. “Nel 1943 si tratta di una rivolta popolare, che dura pochi giorni, di cui il movimento partigiano cerca di prendere il controllo. Nel 1945, dopo la liberazione di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia da parte dell’esercito partigiano jugoslavo invece siamo di fronte a una resa dei conti contro chi aveva collaborato con il fascismo e il nazismo in quelle zone, come del resto avvenne anche in altre parti d’Italia“. Allora perché non abolire il Giorno del Ricordo?

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