Coronavirus, la variante italiana è simile a quella inglese. Le prime indicazioni dei virologi

martedì 29 Dicembre 9:05 - di Edoardo Valci
variante italiana

Una variante italiana di Covid simile a quella inglese che circola da agosto. Dopo l’annuncio all’Adnkronos Salute di Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), diversi scienziati hanno formulato le prime ipotesi sulla sua pericolosità. No all’allarmismo, avverte Massimo Clementi. E gli esperti invitano alla cautela. Molte le domande che sorgono: se è simile a quella inglese ha una contagiosità maggiore? È per questo che sono aumentati i casi? Quanto è pericolosa? Siamo ancora all’inizio, si ha fiducia sul vaccino. Probabilmente si chiarisce anche il motivo dell’emergenza maggiore in Lombardia.

Variante italiana, parla Matteo Bassetti

«Sulla varianza inglese c’è stato tanto rumore esagerato. Ma, come abbiamo visto, ogni Paese ha isolato delle varianti che sono poi compatibili con quello che accade ai virus che mutano. Quella isolata a Brescia potrebbe in parte giustificare e far capire perché noi abbiamo avuto a ottobre e novembre, soprattutto in Lombardia, così tanti casi con una diffusione molto facile del virus in aree particolari». Lo afferma, sempre all’Adnkronos Salute, l’infettivologo Matteo Bassetti.

Massimo Clementi e la contagiosità

Sulla nuova variante italiana si sofferma anche Massimo Clementi, dell’ospedale San Raffaele di Milano. Definisce la scoperta «molto interessante. Conferma tutto quello che negli ultimi giorni abbiamo detto sulle varianti: non devono necessariamente spaventare. Quella osservata in Gb potrebbe aver attirato di più l’attenzione perché a un certo punto si è visto che, a differenza di quella italiana è prevalsa su altre. Ma questo può capitare se la variante in questione conferisce al virus una maggior capacità diffusiva».

Pregliasco: «Uno studio importante»

Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, «è interessante questo studio sulla variante italiana.  Suggerisce che, chissà, la variante inglese magari non è neanche nata in Inghilterra, ma in Gb sono solo riusciti a individuarla per primi. Studiare le varianti è importante.  Questi studi di notevole valore mostrano che bisogna andare in questa direzione velocemente per verificare anche l’efficacia del vaccino. In parallelo questi approfondimenti, queste indagini di secondo livello sono assolutamente necessarie».

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