Trump-Biden, gli occhi dell’America puntati sulla Corte Suprema. Come 20 anni fa con Bush Jr.

mercoledì 4 Novembre 18:38 - di Redazione
Corte Suprema

Gli occhi dell’America sulla Corte Suprema. Una notte al cardiopalma non è bastata per decidere l’inquilino della Casa Bianca: ancora Trump o Biden? Ma è un deja-vu. È infatti accaduto nel 2000, quando a sfidarsi furono George W. Bush ed Al Gore, già vice di Bill Clinton. In palio c’erano i voti della Florida. A spuntarla fu il repubblicano, cui i giudici assegnarono lo Stato pencolante per un vantaggio di soli 537 voti. Altri tempi, senz’altro. Gore abbozzò e riconobbe la vittoria del rivale. La storia finì lì. Oggi, invece, tutto lascia pensare che il lieto fine non ci sarà. Neanche se ad incoronare il vincitore dovesse essere la carta bollata.

Nel 2000 la Corte Suprema si pronunciò sulla Florida

Vent’anni fa, tra udienze e ricorsi incrociati, stress e adrenalina alle stelle, ci volle oltre un mese. A beneficiarne fu soprattutto lo sciame di legali ingaggiati dai due contendenti. Alla fine la spuntarono gli avvocati repubblicani. Tra loro, anche tre membri dell’attuale Corte Suprema: l’attuale presidente John Roberts, il conservatore Brett Kavanaughl’ultima nominata da Trump, Amy Coney Barrett, allora 28enne fresca di law school. La loro tesi finalizzata a difendere «i diritti degli elettori e l’obbligo di considerare ogni voto» prevalse su ogni considerazione formale. Del cast dei giudici di allora, restano in pista solo Clarence Thomas, a destra, e Stephen Breyer, a sinistra.

Già in campo i legali dei due candidati

Nel frattempo, si discute sulla tendenza a ricorrere alla magistratura. Matthew Seligman, avvocato di Harvard, punta l’indice contro la «crescente litigiosità» delle presidenziali.  A differenza di quanto avvenne per la Florida, questa volta le squadre di legali di entrambi le parti sono in campo da mesi. Vi è infatti un ulteriore elemento da considerare: la diffidenza degli americani per una Corte Suprema sempre più politicizzata. Un pregiudizio che alimenta le incertezze sull’esito elettorale quanto la valanga dei voti per posta ancora non contati. La Costituzione affida al presidente il potere dei nomina dei seggi rimasti vacanti. È quel che ha fatto di recente Trump con la nomina della Barrett. Prima di lui lo hanno fatti i suoi predecessori. Che basti a filare liscio, è tutto da dimostrare.

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