Professor Brunetta, urge esame orale a Di Maio. Solo così accerterà se ha capito quel che ha scritto

lunedì 30 Novembre 16:47 - di Marzio Dalla Casta
Di Maio

Brunetta che promuove cum laude Di Maio. Chi l’avrebbe mai detto. Il più irriducibile fautore del partito dei competenti che incorona di alloro l’ex-capo politico della setta dell’«uno vale uno». Un triplo salto carpiato degno del miglior Klaus Dibiasi. Con la differenza che Brunetta si è tuffato nella piscina vuota. E sì, perché non aveva ancora terminato la sua apologia e già il Fatto Quotidiano gli sbatteva impietosamente sul muso la sequela di epiteti a suo tempo rivolti al grillino: «Spudorato, ignorante, spaccone, truffatore». Tra gli insulti e gli elogi c’è di mezzo la lenzuolata di buone intenzioni srotolata da Di Maio sulle colonne del Foglio, il giornale che più di ogni altro si è caricato l’onere di romanizzare i barbari, cioè normalizzare i Cinquestelle.

Sul Foglio Di Maio annuncia una svolta in 10 punti

E quale migliore trofeo del Giggino ministerializzato avrebbe potuto esibire il direttore Cerasa per annunciare che la missione era finalmente compiuta? Nessuna, appunto. Il resto lo ha fatto la prosa pensosa con cui Giggino ha sciorinato i suoi «10 punti per una svolta». E che svolta. A leggerli tutti, vien da chiedersi chi glieli abbia scritti. Fosse davvero tutta farina del suo sacco, dovremmo coprirci il capo di cenere per tutte le volte che lo abbiamo bollato come «bibitaro» per via del suo vecchio mestiere di steward al San Paolo.

È tutta farina del suo sacco?

Avevamo uno statista e lo trattavamo da stadista. Figuratevi il battito cardiaco di Brunetta. Uno con la sua prosopopea, al solo pensiero di aver scambiato un originale di Caravaggio per una crosta, può restarci stecchito. A maggior ragione dopo l’expertise del Foglio. Non stupisce, dunque, se anche lui intravede nel brutto anatroccolo grillino di ieri il candido cigno che il mondo ci invidia. «È un vero leader», ha sentenziato Brunetta. E ancora: «Sembrava uno dei miei studenti più preparati, uno di quelli di cui volentieri avresti fatto il relatore alla tesi di laurea». Ben detto, professore. Ma prima del fatidico 110 e lode, gli faccia l’esame orale. Solo così avrà certezza che lo studente modello non ha copiato.

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