Omelia scandalo: aborto più grave della pedofilia. Il vescovo difende la provocazione (video)

martedì 3 Novembre 17:36 - di Riccardo Angelini
omelia scandalo aborto

E’ diventata subito un caso l’omelia di don Andrea Leonesi, nella chiesa dell’Immacolata di Macerata. Il prete, parlando di aborto, lo ha definito il più grande scempio, domandandosi: “E’ più grave l’aborto o un atto di pedofilia?”.

Don Leonesi parla delle proteste in Polonia

“Il problema di fondo – ha aggiunto don Leonesi – è che siamo impastati in una determinata mentalità. Con questo non è che voglio dire che la pedofilia non sia niente, è gravissima. Ma che cosa è più grave?”. Don Leonesi, vicario del vescovo di Macerata, ha anche condannato le proteste delle femministe in Polonia. E ha invitato alla preghiera perché anche l’Italia possa aver politici cristiani come quelli che in Polonia hanno vietato l’aborto dei feti malformati. Ha infine citato San Paolo e il passo in cui si dice che la donna dev’essere sottomessa al marito e questi deve amarla come Cristo amò la Chiesa.

Il vescovo lo difende: l’aborto non è un diritto

Il vescovo di Macerata è a sua volta sceso in campo per difendere il  suo vicario finito nella bufera. Ora mons. Nazzareno Marconi in una sua riflessione dice: “Carissimi fratelli, perché per me sono fratelli tutti – ha dichiarato il Vescovo Marconi – Io sono contro l’aborto, che non ritengo né un diritto né una conquista di civiltà, ma un fallimento sociale quando porta a considerare una vita umana come “un problema”. Ogni vita umana è invece una ricchezza per tutti, anche se può essere una sfida alla società, perché accogliere alcune vite richiede grande impegno da parte di tutti. Sono orgoglioso, quando vedo alcune persone stupende che oggi sono vive anche per l’impegno mio e di tanti altri, mobilitati nell’affrontare problemi economici, psicologici o di relazione che stavano spingendo le loro madri verso l’aborto”.

Linguaggio provocatorio nell’omelia

Riferendosi all’omelia del vicario, dice il vescovo: “Con il linguaggio provocatorio del pensiero e della riflessione, tipico di una omelia, don Andrea ha messo in guardia da una mentalità oggi imperante che: ci fa guardare giustamente al dramma della pedofilia come ad una battaglia che tutti ci deve vedere coinvolti, ma non ci mobilita allo stesso modo per garantire a ogni donna il diritto a non abortire. Se l’aborto è l’unica scelta concretamente lasciata anche a una sola donna, perché tutta la società non ha fatto di tutto e di più per aiutarla, questa non è civiltà, ma barbarie. Questo soprattutto vale per chi si dichiara cristiano, anzi laico impegnato, come i giovani della Fuci a cui si rivolgeva don Andrea”.

Basta considerare il Medioevo un’epoca di oscurantismo

“Io – ha continuato il vescovo – sono per la famiglia e se possibile propongo a tutti la famiglia cristiana, che con un bel paradosso letterario san Paolo nella lettera agli Efesini descrive come una perenne gara nella mutua sottomissione”.

Il vescovo Marconi a questo punto consiglia “a certi critici la correttezza scientifica di criticare un atto linguistico com’è un’omelia, ben diversa da un comizio, conoscendo bene il genere letterario e i testi biblici ed ecclesiali a cui si fa riferimento. Chi era in chiesa, culturalmente ben preparato come lo sono i giovani della Fuci, ha ben capito le parole di don Andrea e non ha presentato nessuna critica. Già che ci sono, incoraggerei anche certi commentatori a studiare meglio il Medioevo. Oggi nessun docente universitario competente userebbe più la metafora del Medioevo come “epoca di oscurantismo” tipica di certa letteratura polemica del ’700. Non siamo più nel XVIII secolo”.

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