Maradona, il sospetto nelle parole dell’infermiera: dopo l’operazione cadde sbattendo la testa ma…

lunedì 30 Novembre 19:45 - di Lara Rastellino
Morte Maradona e infermiera

Morte di Maradona, l’ultimo sospetto arriva dalle parole dell’infermiera. Diego Armando Maradona non c’è più. Eppure la sua morte improvvisa continua a suscitare dubbi e sospetti, alimentando voci che non fanno altro che alzare l’asticella della mancanza di rispetto. Un inaccettabile strascico di commenti e indiscrezioni che accrescono, di ora, i retroscena che continuanano a fiorire a profusione in spregio di dolore e doveroso silenzio.

Morte Maradona, nelle parole dell’infermiera l’ultimo sospetto

A partire dalla patria del Pibe de Oro, l’Argentina, dove continuano a spuntare scoop o presunti tali sulla morte dell’intramontabile numero 10 del calcio mondiale. Avvenuta improvvisamente all’età di 60 anni per un arresto cardiaco. Nelle ultime ore, infatti, prende corpo la voce su un nuovo inquietante dettaglio legato alla  scomparsa di Maradona. Riferito da Rodolfo Baqué, avvocato di Gisela Madrid, l’infermiera che si occupava del campione argentino nei giorni della convalescenza . La donna chiamata ad accudirlo nella sua casa di Tigre dopo l’operazione alla testa. «Maradona è caduto e ha battuto la testa proprio una settimana prima della sua morte, il mercoledì – ha svelato Baqué al quotidiano La Nacion –. Nessuno però lo ha portato in ospedale per una Tac… Diego non era in grado di decidere da sé cosa fare. Ed è rimasto chiuso nella sua stanza per ben tre giorni».

Morte Maradona: «È caduto e ha sbattuto la testa pochi giorni prima di morire»

E ancora. «Ha colpito terra col lato destro, quello contrario all’operazione. È stato subito sollevato. Ma nessuno ha chiamato una clinica. Certo, la decisione spettava a Maradona. Ma lui non era in grado di deciderlo». Meno di una settimana dopo la scomparsa del più grande numero 10 di tutti i tempi, nuove rivelazioni arrivano da Rodolfo Baquè, avvocato di Gisela Madrid, l’infermiera che si occupava del campione argentino. «Penso che Maradona sia stato curato per il problema della dipendenza da alcol, ma ci si sia dimenticati del suo cuore – sottolinea il legale –. Aveva 115 battiti al minuto, e il giorno prima della morte aveva 109 battiti al minuto, quando tutti sappiamo che un malato di coronarie non può superare il numero 80. Il corpo era in allerta e non è stato assistito con alcuna pillola».

Nuove ombre dalla psichiatra che ha seguito Diego gli ultimi giorni

Non solo. Altre ombre si addensano sugli ultimi giorni del campione. Come si evince da quanto scritto dalla psichiatra Agustina Cosachov, che ha seguito Diego nella casa di Tigre dov’è il calciatore morto. «In realtà al momento delle dimissioni dalla clinica Olivos, dopo l’operazione al cervello, Maradona presentava segni di astinenza da sostanze». Sembra, allora, che la specialista avesse consigliato anche la presenza continua di un’ambulanza. Ma inutilmente.

«L’infermiera tenuta sempre fuori dalla stanza»

Sul rapporto tra la sua assistita e Maradona, Baqué, intervenuto alla tv pubblica argentina, aggiunge e l’Adnkronos riporta: «Maradona non era in grado di decidere niente: dopo la caduta è rimasto da solo tre giorni nella sua stanza, senza essere visto da nessuno e senza essere aiutato. Il mio cliente ha iniziato a lavorare con Diego solo 10 giorni prima del suo decesso. Ma mai dopo il primo giorno poté assistere personalmente a Maradona. Erano gli psichiatri che lo assistevano. Così il mio cliente dava il farmaco allo psichiatra o ai parenti e loro a loro volta glieli davano. Ma l’infermiera, che era quella che doveva curare Maradona, era sempre fuori dalla stanza».

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