“L’oro del Pibe” e la valanga di fango. La verità: Maradona non fu un evasore fiscale, ecco perché

venerdì 27 Novembre 9:27 - di Liliana Giobbi
Maradona

Maradona evasore fiscale è stata una delle notizie diffuse ad arte per offuscare l’immagine del campionissimo. Una bufala che – dopo la morte di Diego – torna di nuovo a girare sui social. A ricostruire la vicenda è il libro L’oro del Pibe, scritto da Luca Maurelli e Giuseppe Pedersoli. E lo ricordano il Foglio e  ilNapolista.

Maradona e il debito di 40 milioni di euro

Diverse sentenze tributarie giunte in Cassazione hanno stabilito che Maradona avesse un debito con l’erario di circa 40 milioni di euro. Una cifra enorme, di gran lunga maggiore rispetto a quanto aveva guadagnato nei sette anni in Italia. Ma il Pibe de Oro era innocente. O meglio, era colpèevole di non essere stato in grado di difendersi, Al contrario, si erano diferi i compagni di squadra, vittime di identiche contestazioni. E cioè Alemao, Careca e la Società sportiva calcio Napoli, che hanno ottenuto l’annullamento delle pretese dell’Erario.

L’esposto fu di due sindacalisti della Cgil

La vicenda prende il via da due sindacalisti della Cgil. Nel 1989 presentarono in Procura un esposto contro lo stipendio miliardario di Maradona, chiedendo una verifica fiscale. La denuncia portava a un’indagine penale sui compensi, ulteriori allo stipendio, pagati dal Napoli ai tre calciatori sudamericani per lo sfruttamento dei diritti d’immagine attraverso società con sede all’estero (in Liechtenstein per Maradona). L’ipotesi era che queste operazioni fossero una “interposizione fittizia di persona” per non pagare le tasse (i contributi la società e l’Irpef il calciatore).

Il procedimento tributario

I giudici penali eclusero per tutti i calciatori (compreso Maradona) che quei corrispettivi fossero retribuzioni mascherate. Ma in parallelo partì un procedimento tributario che ebbe il suo percorso senza mai incrociare il Pibe de Oro.  Il campione infatti fuggì da Napoli il primo aprile 1991, giorno di Pasquetta, dopo essere risultato positivo all’antidoping. L’accertamento, invece, arrivò mesi dopo e Maradona risultava «sloggiato e sconosciuto». E lui, non essendone a conoscenza, non impugnò.

A Maradona non fu possibile fare ricorso

Neppure dopo le “assoluzioni” di Careca, Alemao e del Napoli di Corrado Ferlaino, per Maradona fu possibile fare ricorso. Infatti, i termini erano scaduti. Così il giudizio diventò definitivo, insieme al marchio di “evasore”, che lo ha perseguitato per anni tenendolo lontano dall’Italia.

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