L’Accademia della Crusca a Conte: «La parola coprifuoco meglio di lockdown, almeno è italiana»

giovedì 5 Novembre 15:58 - di Monica Pucci

E pensare che Conte, solo qualche giorno fa, mentre annunciava il primo Dpcm con il primo lockdown, aveva tenuto a precisare che le limitazioni della circolazione non erano un coprifuoco. “Non abbiamo introdotto il coprifuoco, non è una parola che amiamo ma raccomandiamo di muoversi solo per motivi di lavoro, salute studio e necessità e di non ricevere a casa persone che non siano del nucleo familiare”, aveva detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa da Palazzo Chigi. Oggi l’Accademia della Crusca fa giustizia di quella ipocrisia del governo: coprifuoco o lockdown, duro o morbido, alla gente non frega nulla, se non capire come conciliare regole e salute, economia e lotta ai contagi.

L’Accademia della Crusca e il coprifuoco di Conte

Usare la parola “coprifuoco” per segnalare il divieto notturno di circolare tra le ore 22 e le 5 “ha una sua logica e un senso metaforico accettabile”. Lo sostiene il professore Claudio Marazzini, ordinario di storia della lingua italiana e presidente dell’Accademia della Crusca. “Sarebbe una forma di intellettualismo snobbistico – spiega Marazzini all’AdnKronos – rifiutare il ricorso a ‘coprifuoco’ perchè rimanderebbe chiaramente a un termine bellico impiegato soprattutto durante la seconda guerra mondiale. E’ evidente che siamo di fronte ad un uso metaforico della parola, che peraltro ha già cambiato significato nel corso dei secoli”.

Secondo il presidente dell’Accademia della Crusca, “l’uso di ‘coprifuoco’ va poi considerato nella logica di ricorrere ad un linguaggio militare che in questo caso ha la forza di scuotere la popolazione, anche quella che la guerra non l’ha mai vista davvero, sensibilizzando sui rischi, sui pericoli che si corrono con la diffusione del virus”.

Marazzini apprezza, infine, il ricorso a “coprifuoco” in quanto “parola italiana”, a differenza dell’ormai invasivo termine inglese “lockdown”. “Ormai penso proprio che quella di ricorrere a un sostituto italiano per lockdown’ sia una battaglia persa”.

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