Covid, così il Belgio ha lasciato morire migliaia di anziani negli ospizi. Ma lo dice Amnesty…

lunedì 16 Novembre 16:46 - di Roberto Frulli

Maggie De BlockIl Belgio avrebbe lasciato morire negli ospizi a causa del Covid migliaia di anziani.

L’accusa, durissima, arriva però da Amnesty, l’organizzazione, oramai politicamente schierata, nata all’inizio con ottime intenzioni ma poi finita irrimediabilmente vittima della sua stessa furia ideologica con prese di posizione spesso strumentali. Come quando, nel rapporto biennale 2016-2017 accusò il Centrodestra di razzismo.

E dunque anche l’accusa al Belgio va presa con le molle perché potrebbe nascondere, anche stavolta, qualche retropensiero.

Ma veniamo al punto. Secondo Amnesty il governo belga non sarebbe intervenuto abbastanza velocemente nel gestire l’emergenza Covid. E, comunque, anche quando lo ha fatto, ha sbagliato strategia e decisioni abbandonando e lasciando morire migliaia di anziani negli ospizi durante la prima pandemia di Covid.

Motivo? Avrebbe negato, sempre secondo Amnesty, le cure negli ospedali a molti anziani contagiati da Covid violando, così, il loro diritto alla salute.

Amnesty ha preso in esame il periodo critico marzo-ottobre. Otto mesi durante i quali, rileva l’organizzazione, “uno sbalorditivo” 61,3 per cento di tutti i decessi per Covid-19 in Belgio è avvenuto negli ospizi.

E questo perché, ritiene Amnesty, gli anziani colpiti dal Coronavirus  sono stati tenuti chiusi nelle case di cura invece di essere trasferiti, come sarebbe stato opportuno, negli ospedali. Dove, ritiene Amnesty, avrebbero potuto essere curati. E, probabilmente, salvati.

Sulla denuncia di Amnesty si innesta quella di Medici Senza Frontiere, un’altra Ong che si è buttata a capofitto nel grande business dell’immigrazione scaricando in Italia migliaia di immigrati.

Secondo Msf la percentuale di anziani morti per Covid nelle case di cura arriva, addirittura, al 64 per cento. Insomma circa 6.200 persone la maggior parte delle quali – 4.900 – è morta, sostiene l’Ong, nella stessa casa di riposo dove si trovava. E, appunto, non è mai stata trasferita in ospedale.

”I risultati della nostra indagine ci consentono di affermare che (le case di cura, ndr) e i loro residenti sono stati abbandonati dalle nostre autorità fino a quando questa tragedia non è stata denunciata pubblicamente”, ha sostenuto Philippe Hensmans, direttore di Amnesty International Belgium.

Vincent Fredericq, segretario generale della Federazione delle case di cura Femarbel, ha detto ad Amnesty International che ”le case di cura sono state relegate in secondo piano” perché le nostre autorità hanno ritenuto che ”era assolutamente necessario evitare di sovraccaricare la terapia intensiva”.

Una scelta logica, da un certo punto di vista, giacché quegli anziani erano già assistiti dagli operatori delle case di cura. Ed eventuali spostamenti, perdipiù negli ospedali che sono, notoriamente, un ricettacolo di virus, avrebbero potuto danneggiarli. E magari fare anche più morti.

Ma Maggie De Block, medico ed ex-ministro della Salute belga in carica durante i primi mesi della pandemia da Covid, ha negato la ricostruzione di Amnesty.

”Non c’è mai stato – ha detto – un messaggio né dal governo federale né dai miei colleghi regionali che dicesse che non dovevamo ricoverare persone che ne hanno bisogno, o che potevamo rifiutare persone anziane o disabili“.

Il Belgio – 11,5 milioni di persone – ha dovuto fare i conti con 535.939 casi di contagio da Covid 19. E i numeri dei decessi collegati al Coronavirus sono di 14.421 morti.

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