Carrai, la moglie indagata per riciclaggio dall’Africa di 160.000 euro

10 Nov 2020 16:56 - di Paolo Lami

Una nuova tegola arriva  sul Giglio Magico e su quel Marco Carrai, pezzo da novanta della task force di fedelissimi renziani (o ex-renziani) oltreché uno dei membri del consiglio direttivo della Fondazione Open, la cassaforte di Renzi.

Stavolta a mettere nei guai Carrai, già indagato dalla Procura di Firenze assieme allo stesso Matteo Renzi, a Maria Elena Boschi, a Luca Lotti e all’avvocato Alberto Bianchi per i finanziamenti arrivati a Open e poi ripartiti per varie destinazioni, è la moglie Francesca Campana Comparini. Che si definisce “filosofa, giornalista, scrittrice”.

L’ipotesi accusatoria formulata dai pm fiorentini nei confronti della donna è imbarazzante e anche piuttosto pesante: riciclaggio di denaro160.000 euro – dal Togo, il paese dell’Africa occidentale, noto più per lo scempio ambientale consumato che per gli oramai pochi chilometri di spiaggia orlata di palme rimasti a specchiarsi nel Golfo di Guinea.

Che c’entra la moglie di Carrai con il Togo? E, soprattutto, cosa c’entra una filosofa con il riciclaggio di denaro.

La storia, dunque, sarebbe questa: nel corso di un controllo all’aeroporto fiorentino Amerigo Vespucci (al vertice del quale, scherzi del destino, Renzi nominò come presidente proprio Carrai) vengono trovati 160mila euro in contanti nella disponibilità di una donna africana. Del Togo, appunto.

Scatta il sequestro della metà della somma, come prevede la normativa valutaria. E partono le indagini. Che approdano alla filosofa.

Quei 160.000 euro arrivati in Italia grazie alla africana del Togo erano destinati, scoprono i magistrati fiorentini, proprio alla moglie di Carrai.

Balzata agli onori delle cronache nella primavera del 2014 per essere stata scelta come un fiore in un campo, dal Comune di Firenze , quale curatrice della mostra su Jason Pollock e Michelangelo. Proprio lei che non aveva la pur minima esperienza di mostre di quel livello.

La moglie di Carrai è proprietaria di un appartamento nel centro di Firenze. E, sostengono i magistrati, il contratto d’affitto di quell’appartamento serviva, in realtà, solo a trasferire quei 160.000 euro dal Togo in Italia. Insomma sarebbe un contratto fittizio.

Gli avvocati del marito sostengono che, invece, sarebbe stato lo stesso Carrai a informarsi sul modo in cui far rientrare il denaro in Italia dall’Africa senza violare le norme valutarie.

Ma la Procura di Firenze vuole, invece, capire se vi possa essere qualche collegamento con il Giglio Magico. E se quei soldi erano destinati a qualcun altro.

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