Alla riscoperta di Bontempelli, l’intellettuale del “realismo magico” che duellò con Ungaretti

venerdì 6 Novembre 17:52 - di Massimo Pedroni

«Un realismo preciso, avvolto in un’atmosfera di stupore lucido». Forse è questa la definizione maggiormente incisiva e sintetica, che Massimo Bontempelli diede, del  genere letterario assolutamente innovativo, che fu il “realismo magico”. Il 12 maggio del 1878, nasceva a Como il futuro scrittore, drammaturgo, poeta e giornalista. La data di nascita colloca fatalmente Bontempelli nelle fila della generazione di artisti e uomini di cultura, che trovavano sempre più stretti e angusti gli spazi ereditati dall’Ottocento. L’approccio scientista e positivista, che sfociava letterariamente nel “Verismo”, trionfante in quell’epoca, veniva messo completamente in discussione. Non era ritenuto più valido e sufficiente, per dare una lettura esaustiva della realtà.

Bontempelli, l’interventista temerario tra letteratura e guerra

L’assetto complessivo politico e istituzionale, maturato in Europa in quel secolo, di lì a breve sarebbe stato messo drammaticamente in discussione dallo scoppio della 1° Guerra Mondiale. La “fuga”, dalle paludi artistiche culturali ottocentesche, prese forme molteplici. In tal senso, non possiamo non evidenziare la portata di “contestazione” e innovazione generale rappresentata dal Futurismo. Non a caso l’intellettuale comasco, fu come moltissimi della sua giovani di quel tempo vicini al Movimento. Collaborò infatti con il periodico L’Italia Futurista, figurando anche tra i fondatori del Fascio Politico Futurista. Fu acceso interventista. Partecipò alle attività belliche. Per azioni temerarie da lui condotte, venne insignito della medaglia di bronzo. Al termine del conflitto, pubblica il romanzo “La vita intensa”. Opera già ospitata a puntate in Ardita, supplemento mensile del Popolo d’Italia, giornale diretto e fondato da Benito Mussolini.

Il realismo magico e il “duello” con Maccari

Ben presto, l’autore, nutrì simpatie verso la nascente formazione politica dei Fasci di combattimento. Capeggiata dal direttore di quel giornale. Verrà espulso dal Partito Nazionale Fascista, a seguito di prese di posizione contro le Leggi Razziali. Rimase Accademico d’Italia, titolo che gli era stato conferito nel 1930, fino al termine del Regime. Fu sicuramente, un intellettuale di punta di quella stagione politica. Con la Rivista da lui fondata “900 si pose in sintonia con il “nuovo corso”. Sostenendo il suo “realismo  magico” e gli epigoni nazionali delle opere metafisiche e surreali, della fase cosi detta del “ritorno all’ordine”. Questo non mancando di, metaforicamente parlando, ingaggiare duello con Mino Maccari, esponente di “Strapaese”, che polemicamente tenzonava con “Stracittà”. Corrente culturale quest’ultima fondata dall’Accademico d’Italia con la rivista “900.

Quando incrociò le spade con Ungaretti…

Bontempelli, non doveva avere un carattere particolarmente remissivo. Tanto da arrivare a incrociare le lame delle spade, non in senso figurato questa volta, ma nel corso di un vero e proprio duello con Giuseppe Ungaretti. Quest’ultimo se la cavò con una lieve ferita al braccio. I due trovarono modo di riappacificarsi subito dopo il cruento episodio. L’opera di Bontempelli, è rimasta particolarmente significativa anche come drammaturgo. Il suo nome è legato specialmente a due testi. Nostra Dea, scritta per Marta Abba, attrice per la quale Luigi Pirandello aveva una manifesta predilezione, e Minnie la candida, il cui allestimento fu curato dal drammaturgo siciliano stesso.

Bontempelli e l’amicizia con il De Chirico il “metafisico”

La prima volta, che si ebbe a parlare di “Realismo magico” avvenne nel 1925 ad opera del critico tedesco Franz Roh riferendosi alle opere pittoriche appartenenti a Valori plastici, o alle opere metafisiche di Giorgio de Chirico. Pittore, non a caso amico di Bontempelli. Principali esponenti di questo filone nelle Arti figurative furono, Felice Donghi, Antonio Casorati, Cagnaccio di San Pietro. Questi pittori, andavano a ricercare tra le solide e magnifiche radici della grande pittura del ‘300- ‘400 del Rinascimento italiano. Nelle loro tele, gli oggetti e le figure sono riportate con precisione. Sui giovani protagonisti dell’opera gli “Scolari” di Casorati ad esempio, spira un clima d’immobile sospensione. Partecipazione, dei personaggi presenti nel quadro, vissuta al loro contingente con volti immobili, scolpiti in un indicibile stupore.

L’irruzione della dimensione onirica e irrazionale

Sembrano assorti dal dover rispondere a domande che lacerano le loro giovani esistenze. Un atmosfera “magica” di altro e di oltre, nella quale il piano realistico viene risucchiato, per lasciare spazio alla straziante inquietudine “dell’attesa” di qualcosa. Di  indefinito. Forse indefinibile “qualcosa”. Sulla falsariga di quella che decenni dopo sarà l’”attesa” del “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, o “Aspettando Godot” di Samuel Beckett. «Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale», affermerà Bontempelli. Prefigurando l’irruzione della dimensione onirica e irrazionale. Riconoscendo un parziale debito teorico con il Surrealismo di André Breton. Ambienti, quelli del surrealismo che lo scrittore aveva frequentato nei soggiorni parigini degli anni Venti.

Il realismo magico nella cultura latino-americana

Il romanzo “La scacchiera di fronte allo specchio”, è considerato l’opera bontempelliana più propriamente appartenente al “Realismo magico”. Autori italiani ascrivibili a questo genere, sono svariati da Dino Buzzati a Carlo Sgorlon, a Italo Calvino. Particolare successo di questa impostazione narrativa nata in Italia, nella quale elementi di realismo, convivono e s’intrecciano con elementi magici, fantastici e surreali anni dopo si ebbe con scrittori dell’America del Sud. L’argentino Jorge Louis Borges. E il Premio Nobel colombiano Gabriel Garcia Marquez. Due pilastri della Cultura mondiale e latino-americana.

Bontempelli e le sue contraddizioni

Bontempelli ha condotto una vita intensa, non priva di contraddizioni. Le sue scelte politiche, non possiamo definirle giovanili. Poiché già era un uomo sulla quarantina, in qualche misura tornarono di un certo “ingombro”. Eletto nel 1948 nelle liste del Fronte Popolare, fu infatti, a seguito di sue attività nell’alveo del Regime,  dichiarato decaduto e incompatibile con la carica elettiva. Anche per queste contraddittorie vicende personali, forse non gli è stata rivolta più una particolare attenzione. Indubitabile personalità, che aveva indicato e individuato, nuovi percorsi e metodologie creative di consistente rilevanza. Come testimoniano gli sviluppi del “realismo magico”, anche in altre latitudini letterarie. Aveva colto un punto centrale, un compito al quale un’intellettuale e un artista della sua epoca doveva dare adempimento: “Perché non per niente l’arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo esterno all’uomo”. La “magia”, la vera grande magia del “realismo magico”, è quello di aver affermato che esiste una vastissima prateria creativa fatta di sogno, dati surreali, elementi fantastici, inspiegabili. Territori di libertà. Quelli che spettano di diritto a ciascun essere umano. Che non si finiranno mai d’esplorare compiutamente. Una parte del mistero e della “magia” è proprio lì.

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