Quando il “Fatto” non sussiste: Padellaro dovrà risarcire gli eredi di un legale catanese

mercoledì 14 Ottobre 14:49 - di Francesca De Ambra
Padellaro

Sbatti in pagina un presunto colpevole neppure indagato, collegalo a Marcello Dell’Utri con la tecnica del copia-incolla, quindi miscela il tutto sorvolando su un errata-corrige disposto dal Gip e ti ritrovi condannato definitivamente a scucire 30mila euro di risarcimento. Chiedere per conferma ad Antonio Padellaro, habitué dei talk show e giornalista di consolidata esperienza, da tempo in forze al Fatto Quotidiano. Lo dirigeva  proprio lui quando nel giugno del 2010 il suo giornale pubblicò un articolo (Le relazioni pericolose di Dell’Utri) a firma di Giuseppe Lo Bianco.

Lo ha deciso la Cassazione: 30mila euro ai Papalia

Il servizio riferiva di un procedimento penale contro l’ex-senatore per la strage di Capaci, poi conclusosi con l’archiviazione del gip del Tribunale di Caltanissetta il 3 maggio del 2002. Roba non proprio fresca di giornata. Infatti, la “vittima” designata del Fatto di Padellaro non era Dell’Utri bensì l’avvocato Nino Papalia, il cui nome figurava in un bloc-notes sequestrato all’ex-capo di Publitalia. Su un foglietto vi era scritto: «Avv. Papalia – per candidature su Catania». Un indizio di assoluta colpevolezza agli occhi dei giornalisti del quotidiano oggi diretto da Marco Travaglio. A loro parziale discolpa va tuttavia riferito che nella sua prima stesura il decreto d’archiviazione segnala effettivamente Papalia come «indagato in passato dalla Dda di Catania per traffico d’armi».

Nel 2010 Padellaro era direttore

Ma tutto cambia il 22 luglio del 2005. E il giorno in cui i congiunti di Papalia, nel frattempo scomparso, esibiscono una certificazione da cui si evinceva che l’avvocato non era stato mai indagato. Nè per traffico d’armi né per altro, men che meno dalla Dda di Catania. Documentazione talmente evidente da indurre il Gip nisseno ad emettere un provvedimento di correzione. Significa cancellazione dell’errore, annotazione sull’originale e allegazione al decreto di cui diventa parte integrante. Morale: nel 2010 il redattore del Fatto disponeva di tutti gli elementi per non sbagliare. Invece, ha “sbagliato”. Un errore che per la Cassazione, pronunciatasi due giorni fa, rende l’articolo “diffamatorio“. Da qui il risarcimento di 30mila imposto a Lo Bianco e Padellaro. A conferma che, a volte, anche il Fatto Quotidiano non sussiste.

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