FdI in campo per i teatri: «Se il governo impone il limite dei 200 posti, li condanna al fallimento»

lunedì 5 Ottobre 20:14 - di Luisa Perri
teatri

“Chiediamo al ministro Franceschini di garantire con il Comitato Tecnico-Scientifico, sin dal prossimo DPCM, una revisione dei criteri di capienza delle sale dei teatri Così da tutelare la sostenibilità economica. O la garanzia della capienza totale con mascherina, e almeno i 2 terzi della capienza. Così come va garantito il superamento del criterio quantitativo per i concerti”. E’ quanto affermano in una nota i parlamentari di FdI Federico Mollicone, Paola Frassinetti, Antonio Iannone e Franco Zaffini.

E, si legge ancora nella nota, “non possiamo permetterci una Nazione senza teatri e cultura, senza musica e concerti. La cultura è in crisi e rischia il tracollo. Va garantita la messa a disposizione di dispositivi di sicurezza come mascherine e gel a carico dello Stato, così come i costi di sicurezza degli eventi dal vivo”.

Lettera aperta dei gestori dei teatri al governo

“Alcuni media riportano che il prossimo Dpcm prevederebbe una limitazione nelle capienze per i Teatri portandola ad un massimo di 200 spettatori ed una chiusura entro le 23. A fronte di questa possibilità ci sentiamo di confermare quanto le sale teatrali siano dei luoghi sicuri, che applicano con serietà tutte le prescrizioni sanitarie. Inoltre ci piace ricordare che l’attività spettacolare viene fruita dal pubblico da posizione fissa, per tanto senza possibilità di ridurre il distanziamento”. E’ quanto scrivono congiuntamente, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte e al ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini, Fed.It.Art.(Federazione Italiana Artisti), StaGe! (Coordinamento della Musica e dello Spettacolo), Cendic (Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea), Siedas, (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo) accanto al Forum Nazionale Educazione Musicale, alla Aps (Libera Associazione Lavoratori dello Spettacolo), U.T.R. (Unione Teatri Romani), Arci Roma.

“Con questa disposizione costretti a chiudere”

E si legge ancora: “La limitazione degli spettatori, senza tener conto della capienza volumetrica delle sale, metterà ulteriormente in difficoltà un settore già gravemente colpito. Questa restrizione non permetterà alcuna sostenibilità economica determinando la chiusura di molte attività che a gran fatica stanno riprendendo. Facciamo presente che, ad oggi, vi sono ambienti socio/produttivi nei quali vi è un forte rischio di assembramento e che sembrerebbero non subire particolari restrizioni”.

“Per tanto -continua la lettera – rivolgiamo un appello affinché la capienza delle sale e l’orario di chiusura vengano valutati attraverso il coinvolgimento delle categorie interessate. Siamo consci della fase delicata che sta vivendo il Paese ed abbiamo a cuore, come tutti, la salvaguardia della salute pubblica. Ma siamo altrettanto certi che con l’applicazione di tutte le necessarie norme finalizzate alla riduzione del rischio del contagio, si debbano valutare con grande attenzione le scelte e le possibili ricadute su un settore già profondamente colpito”.

Piparo: “Per teatri da mille posti che senso ha il limite a duecento?”

“Riteniamo sbagliato –scrive Massimo Romeo Piparo, presidente dell’Atip- non tenere conto della reale capienza delle sale e della loro conseguente possibilità di essere convertite mantenendo alta la guardia della prevenzione, garantendo il dovuto distanziamento anche ad un numero maggiore di persone. Tornare al taglio orizzontale delle capienze al fatidico numero di 200 per ogni tipo di locale sarebbe il colpo di grazia per chi sta in questo momento faticosamente cercando di rialzare la testa e rimettere in moto questo settore dell’economia. Il risultato sarebbe dirompente dal punto di vista economico e produttivo e creerebbe un numero smisurato di licenziamenti oltre la chiusura di tante Aziende private”.

Il Teatro Privato, prosegue il direttore del Sistina, “non gode di copertura finanziaria da parte di enti e amministrazioni pubbliche o istituzioni. Se non fa quadrare i conti, porta i libri in tribunale. Con 200 spettatori per i Teatri la cui capienza arriva a diverse centinaia o supera abbondantemente il migliaio, non potrebbe esistere copertura dei costi. I Teatri non hanno nulla da invidiare ad aerei, treni, ristoranti, centri sportivi, in tema di sicurezza e applicazione dei protocolli”.

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