Decreti sicurezza, la retromarcia di Conte e il video che lo inchioda: “Matteo, una foto col decreto…”

martedì 6 Ottobre 13:18 - di Marta Lima

Qualcuno, su Fb, ci ha messo poco a creare un rapido fotomontaggio. “Nella foto 1, il presidente che firmò i Decreti sicurezza con multe per Ong e confisca di navi. Nella foto 2, il presidente che li ha sostanzialmente aboliti, paventando ora un sistema di accoglienza e integrazione”, ironizza lo scrittore Luigi Iannone. Identici, stesso viso, stesso sorriso soddisfatto…

Ma attaccare il premier, oggi, è come sparare sulla Croce Rossa, visto che Conte, col favore delle tenebre, non ci ha pensato su due volte per rinnegare se stesso anche sui decreti sicurezza sull’immigrazione, pur di accontentare il Pd e di tenere a galla il suo governo.

Quando Conte festeggiava i decreti sicurezza

I decreti sicurezza furono approvati in due versione, a distanza di poche settimane, nel 2018. E in entrambi i casi Conte aveva giocato il ruolo di gran mediatore tra M5S e la Lega.

«Avevo chiesto io a Salvini di aspettare» aveva spiegato un sorridentissimo presidente del Consiglio Conte presentando l’approvazione dei 18 articoli del provvedimento,lo stesso rinnegato stanotte. Come raccontava il quotidiano on line Open, “a spiegare l’esito della riunione in conferenza stampa è stato il premier Conte, insieme al ministro dell’Interno Salvini e al sottosegretario Giancarlo Giorgetti così rilassato, da ammettere di seguire la diretta della semi-finale della nazionale Under20 mentre erano in corso le domande dei cronisti….”. Clima rilassato, sorrisi, battute, strette di mano, mentre il Pd gridava al suo premier di oggi la propria indignazione per quelle leggi “barbariche”.

“Il selfie e il video dei festeggiamenti con Salvini

Erano ore di grande euforia, quelle di un due anni fa, per il governo giallo-rosso, che presentava sotto lo sguardo di un eccitatissimo Rocco Casalino un evento politico – il via libera ai decreti che chiudevano i porti – che oggi viene rinnegato, dagli stessi grillini e dallo stesso premier, e presentato come un passo di civiltà. Quello stesso premier che nel settembre del 2018, quando governava con la Lega, diceva: “Il nuovo “sistema non scardina le tutele dei diritti fondamentali né il quadro internazionale. Non arretriamo sul piano delle garanzie dei diritti fondamentali. Non cacciamo dall’oggi al domani nessuno in Italia, dopo questo piano regolatorio rendiamo più efficace anche il sistema dei rimpatri”.

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