Crisanti: «Siamo arrivati al punto di rottura, le misure non funzionano più e il virus avanza»

venerdì 16 Ottobre 12:08 - di Bianca Conte
Crisanti foto Ansa

Per Andrea Crisanti non c’è più tempo da perdere. Ormai, sostiene il direttore Microbiologia e virologia dell’università di Padova, ospite a Mattino 5, «Siamo arrivati al punto di rottura in cui le misure non funzionano più». E spiega anche il perché. «Non si riesce a fare tracciamento sul territorio. E non si riesce ad arrestare la trasmissione». E di certo, con il virus del Covid-19 che corre tra i banchi. Con il trasporto pubblico al delirio e, a fronte di una recrudescenza acuta dell’epidemia, un sistema di controlli sanitari inefficace e inefficiente, con tanto di App che non si capisce se stia funzionando o meno, non aiutano ad azionare le leve di controllo e ripresa.

Sos Crisanti, «siamo al punto di rottura». Ma il virus avanza in fretta

«Non dobbiamo guardare i casi di ogni giorno. Dobbiamo guardare i casi e le persone che riusciamo a isolare. Una persona ha in genere 10-15 contatti, noi siamo al di sotto di un rapporto 1:1. Se una persona si infetta, nei precedenti 5 giorni ha incontrato 10-15 persone. Bisogna intercettare la maggior parte di queste persone. Ma – incalza il virologo – tutto questo non accade». Oltretutto, in riferimento agli strumenti e alle misure difensive fin qui varate dal governo, Crisanti rileva: «Farei uno stress test sull’app Immuni per capire se funziona». Mentre sul caso scuola… «Non mi voglio intromettere in una decisione politica – premette l’esperto padovano che negli ultimi giorni è tornato a parlare di lockdown – ma è giunto il momento di capire cosa sta succedendo nelle scuole».

Solo facendo i test rapidi a scuola possiamo tracciare la trasmissione

Non solo, rispetto al dato non trascurabile dei contagi in classe, che la ministra Azzolina continua a considerare un problema da ridimensionare, Crisanti si astiene dal commentare il il provvedimento con cui Vincenzo De Luca, governatore della Campania, ha disposto la chiusura delle scuole. Poi però ribadisce: «Ora abbiamo i test rapidi, dovremmo usarli per campionare. Ci viene detto che nelle scuole ci sono stati 1500 casi: è preoccupante, se pensiamo che tra i bambini sono l’1%. I test rapidi sono un po’ meno efficaci, ma sono validi per questa situazione. Se facciamo i test rapidi a scuola, possiamo vedere se c’è trasmissione. Poi, se vogliamo vedere quanti sono gli infetti, bisogna eseguire test più accurati». Suggerimenti e istruzioni per l’uso che arrivano da una fonte autorevole. E che non andrebbero sottovalutati.

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