Covid, i dati dei contagi a scuola. I presidi: “Invece di pensare alla Dad, si pensi ai trasporti”

giovedì 15 Ottobre 12:11 - di Redazione
covid scuola

Alla data del 10 0ttobre i contagi tra gli studenti erano pari allo 0,080%; quelli tra gli insegnanti allo 0,133%. In termini assoluti si parla rispettivamente di 5.793 e 1020 casi di positività. La percentuale sale allo 0,139% per il personale non docente, pari a 283 casi. A rendere noto l’andamento del Covid nella scuola italiana è stato il ministero dell’Istruzione, che oggi ha divulgato il resoconto del monitoraggio, condotto in collaborazione con i dirigenti scolastici e l’Istituto superiore di sanità.

L’analisi dei contagi Covid a scuola

Dunque, sebbene gli ultimi giorni di impennata dei contagi siano esclusi dai dati, la scuola, al centro in queste ore di un acceso dibattito, sembra assolta dall’accusa di essere una delle centrali del contagio. “I dati odierni confermano che la trasmissione del virus a scuola è limitata rispetto a quella che avviene in comunità, perciò è ancor più importante monitorare e rispettare le regole anche al di fuori del mondo scolastico”, ha commentato il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, con un tweet sul profilo social dell’Iss.

I presidi: “Sono i trasporti a essere in difficoltà”

Semmai, per il presidente dell’Associazione nazionali presidi, Antonello Giannelli, è altrove che vanno cercate le falle. Primo fra tutti, nel settore del trasporto pubblico, dove distanziamento e condizioni di sicurezza appaio assai carenti. “Premesso che durante il periodo della didattica a distanza io sono stato tra coloro che sostenevano che la dad opportunamente realizzata fosse uno strumento validissimo, ma il punto è che non possiamo pensare di sostituire la didattica in presenza con quella a distanza, con la motivazione che i trasporti sono in difficoltà“, ha detto Giannelli, intervenuto ai microfoni della trasmissione L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus.

“In 7 mesi cosa è stato fatto per la logistica?”

“La modalità di crescita del proprio intelletto e del proprio animo della didattica in presenza – ha avvertito il rappresentante dei presidi italiani – non può essere sostituita con la modalità di apprendimento a distanza, che va benissimo in alcune circostanze, ma non può sostituire quella in presenza. Io mi chiedo: il sistema dei trasporti pubblici in 7 mesi cosa ha fatto? A scuola si sono comprati un sacco di computer, ci si è organizzati con le linee guida della didattica digitale, insomma si è fatto qualcosa. Mi stupisce che per il sistema della logistica non si sia pensato a questa evenienza. Quella delle regioni mi sembra una proposta estemporanea, non mi sembra un’ipotesi praticabile”.

Il no al ritorno alla didattica a distanza

“Abbiamo speso fiumi di parole per raccontarci che la scuola è centrale per il futuro della nazione – ha aggiunto – tutte belle parole, ma poi si arriva a proporre la chiusura del servizio in presenza. I ragazzi stanno scoprendo che non si può passare tutta la giornata davanti a uno schermo. Quando lo smartphone diventa il surrogato della vita, anche loro rendono conto che qualcosa non va. La vita – ha concluso Giannelli – è fatta di un’integrazione armonica di tutti gli aspetti, non si può pretendere di sostituirli tutti con una sola modalità”.

 

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