Scuola, Crisanti: «La mascherina va tenuta pure da seduti al banco, c’è troppo rischio di contagio»

giovedì 3 settembre 15:39 - di Lara Rastellino
Covid e scuola meglio mettere la mascherina anche al banco foto Ansa

Crisanti non ha dubbi: «La riapertura delle scuole e delle attività produttive sono un’occasione fantastica per innescare la trasmissione del Covid-19». Per questo, assicura il virologo, la mascherina va tenuta anche al banco. Un sos che conferma le paure di moltissime famiglie italiane, alle prese con l’imminente ritorno in classe dei ragazzi. E a cui, i metodi di prevenzione fin qui sollecitati, sembrano poco cosa rispetto a una incalzante recrudescenza dell’epidemia. Non a caso, il virologo, direttore di Microbiologia all’Università di Padova, da SkyTg24 rilancia: «L’unico modo che abbiamo per controllare i contagi, in assenza di farmaci efficaci e ancora in assenza di un vaccino, sono le misure di sorveglianza attiva. La mascherina va indossata anche al banco».

Covid, Crisanti: «La scuola sarà un’occasione fantastica per innescare i contagi»

Non solo. Il virologo Andrea Crisanti, ospite a SkyTg24, è tornato a ribadire l’importanza di aumentare i tamponi per la ricerca degli infettati dal nuovo coronavirus. «Se uno sta male e ha la febbre – avverte l’esperto – bisogna fare tamponi a lui, amici, parenti e colleghi di lavoro. Ogni asintomatico intercettato è una vittoria. Quindi è chiaro che i tamponi che facciamo adesso ci bastano appena per controllare la situazione». Cedro, con circa 103.000 tamponi, ieri l’Italia ha segnato il suo record di esami giornalieri per la diagnosi di Covid-19. Un numero però ancora insufficiente secondo il virologo Andrea Crisanti, convinto che l’attività andrebbe quadruplicata. «Abbiamo fatto un po’ di calcoli, delle simulazioni: dovrebbero bastare dai 300.000 ai 400.000 test al giorno». Ed è per questo che «io, in una serie di colloqui informali con i membri del Governo, ho proposto di dotarsi di mezzi e strumenti per aumentare la capacità di fare tamponi. Perché più aumentano i contatti – avverte lo scienziato – e più aumenta la possibilità del virus di contagiare le persone».

È bene che i ragazzi tengano la mascherina anche al banco

«Adesso aprono le scuole», osserva allora Crisanti. Parliamo di «circa 8 milioni e mezzo di bambini», e bisogna considerare che per «ogni ragazzo che ha la febbre, immediatamente scattano l’isolamento e il tampone per lui. La classe. Gli insegnanti. I bidelli. I genitori». Ogni persona positiva al nuovo coronavirus, stima l’esperto, «a sua volta genera la necessità di fare 100-150 tamponi». E ancora: le scuole non sono partite. Le attività produttive partono questa settimana e poi ci sono tutti i flussi da fuori e dentro l’Italia. Sono milioni di persone che si muovono ogni mese. Quindi, se vogliamo convivere con il virus, bisogna cercare di bloccare quanto più possibile la trasmissione all’origine». Per questo, sottolinea il virologo di Padova, a scuola le mascherine andrebbero portate dai ragazzi anche quando sono seduti al banco.

Il dubbio sulle scorte di mascherine per le scuole

Di più. «Le mascherine servono e funzionano», ha spiegato oggi l’esperto a SkyTg24. Se gli studenti «li teniamo tutti zitti per ore va pure bene permettere che se le tolgano da seduti – osserva –. Però io non ce la vedo una classe che sta in silenzio per ore e ore. E se uno deve parlare, anche solo per dire “prestami la penna”, deve avere la mascherina. Aboliamo l’interazione sociale in una classe? Perché nel momento in cui parlo – avverte Crisanti – di fatto emetto droplet. Quindi se non altro bisognerebbe che i ragazzi abbiano a disposizione la mascherina e, se parlano, se la mettano». Secondo il virologo, «probabilmente non è stata ancora raggiunta la capacità di fornire 11 milioni di mascherine» al mondo della scuola, come annunciato invece dal Governo. «Bisognerà vedere se effettivamente queste mascherine si materializzano ogni giorno», aggiunge infatti Crisanti. E comunque, «le mascherine andrebbero portate anche seduti ai banchi – ribadisce l’esperto – specialmente se un ragazzo inizia una conversazione con un’altra persona. A scuola si parla. La scuola non solo serve per imparare, ma è anche una palestra sociale per interagire con gli altri».

Vaccino? Non prima della fine del 2021…

D’altro canto, un altro elemento avvalora le teorie di Crisanti: il vaccino. Rispetto al quale il virologo ribadisce: «Non credo ad un vaccino entro fine anno. Un vaccino è una cosa estremamente complicata e purtroppo non ha tempi comprimibili. Si pensi che il vaccino viene dato a persone che stanno bene, quindi significa che devono stare bene prima e anche dopo». Nopn solo. Come spiegato dall’esperto questa mattina, «il problema è che noi siamo tutti differenti: geneticamente per età, per sesso, per etnia, ora o anche per malattie. Quindi in genere la fase cosiddetta di sicurezza di un vaccino dura circa un anno e mezzo-due, solo quella, perché bisogna darla a circa cento mila persone in tutto il mondo». E infine: «Capisco che c’è l’esigenza e l’aspettativa, ma non vorrei che si prendesse a una scorciatoia. Perché per ogni scorciatoia che prendiamo, aumenta il rischio: o che il vaccino non sia efficace, o che abbia effetti indesiderati». Non per niente, ora si parla di un vaccino pronto non prima della fine dell’anno prossimo…

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