Pressing del Pd su Conte per il rimpasto ma lui difende con i denti pure la Azzolina e Bonafede

mercoledì 23 Settembre 10:49 - di Robert Perdicchi

Niente rimpasto, dice Giuseppe Conte, da ieri sottoposto a un pressing asfissiante del Pd, che vuole passare all’incasso dopo la presunta vittoria alle Regionali, almeno rispetto al M5S. Il premier resta aggrappato ai suoi anelli deboli, i grillini Lucia Azzolina, ministra della Pubblica Distruzione, e Alfonso Bonafede, il Guardasigilli dei boss che escono di prigione.

Conte: “Niente rimpasto, ma…”

Sono contento della squadra di governo: soddisfatto perché è una squadra coesa, tutti i ministri hanno sin qui lavorato con grande impegno e coesione. Non mi sembra che il Pd ponga il tema del rimpasto, ma pone un problema di rilancio dell’azione anche alla luce della sfida del Recovery e su questo sono assolutamente d’accordo. Io non avverto assolutamente l’esigenza di un rimpasto”. Questo il primo commento post-elettorale del premier Giuseppe Conte,  che ieri sera ha risposto ai cronisti a margine dell’appuntamento del Welfare Index Pmi. “I commentatori sino all’altro giorno mi descrivevano in bilico, ma io non mi sono mai sentito in biblico. Oggi mi descrivono inamovibile, ma non mi sento inamovibile. Né in bilico, né inamovibile”, dice ancora Conte.

I messaggi rassicuranti al M5S

E dopo aver augurato “buon lavoro a tutti i governatori e agli eletti. Avranno tanto da fare: l’Italia deve correre, dobbiamo lavorare nell’interesse generale, loro in particolare guardando ai bisogni delle comunità territoriali, ma la direzione è chiara. Dobbiamo tutti marciare, insieme, per migliorare il nostro Paese”, il premier ha sottolineato: “Ormai da tempo lavoro con gli amici del M5S: non credo si aspettassero brillanti risultati alle Regionali, storicamente è così. Adesso sono in una fase di transizione, continueranno ad evolversi. Ora hanno questo appuntamento degli stati generali, lavoreranno fino a rilanciare la loro azione politica”. Rispetto ai risultati delle regionali, “hanno comunquedi che consolarsi, perché sono stati promotori della consultazione referendaria e il risultato è stato occasione di riscatto”.

Il Mes continua ad essere un nodo inestricabile

Quanto al ricorso al fondo Salva Stati per fronteggiare le spese sanitarie, Conte precisa: “Le risorse finanziarie sono un problema successivo. Prima bisogna elaborare un piano per rafforzare la sanità, dopodiché andremo a vedere quanto costa questo piano. Sì Mes e no Mes è una questione pregiudiziale su cui non mi pronuncio. Se e quando si porrà il problema lo risolveremo in Parlamento in trasparenza”.

E a chi gli fa notare che Zingaretti pare avere fretta, “ha fretta? Ne ho anch’io”, risponde sicuro il presidente del Consiglio.

“Il governo è chiamato ad attuare un progetto molto impegnativo, e deve avere la possibilità, il dovere e la responsabilità di portare i progetti a termine, e su questo deve essere giudicato. Questo deve essere un Paese serio, deve ragionare in prospettiva. E se non saremo capaci, l’ho detto io per prima, se sprechiamo questa occasione irripetibile, il governo dovrà andare a casa, e io aggiungo con ignominia”, ha affermato poi Conte.

 

 

 

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