Miss Marx, non un’eroina femminista ma una donna succube. A dispetto delle prediche del padre…

domenica 6 settembre 17:03 - di Annalisa Terranova

Questa non è una recensione del film Miss Marx, in gara per il Leone d’Oro a Venezia. Ma una riflessione sulle interpretazioni del personaggio, la figlia minore di Karl Marx,  portato sullo schermo da Susanna Nicchiarelli. “È un personaggio che mi ha colpito molto – dice la regista – una donna che per prima, nell’Ottocento, ha usato i temi del socialismo per parlare della condizione femminile, che credeva nel potere liberatorio della letteratura, dell’arte”.

Chi era Miss Marx

“Credeva che attraverso autori come Ibsen o Flaubert si facesse comunque politica. Ma allo stesso tempo mi ha colpito la sua vicenda privata, come se si fosse scelta un destino tragico. Una donna che ha deciso di seguire un percorso, quello di lasciarsi travolgere da una passione sbagliata”.

L’amore per Edward Aveling

Eleanor è la figlia più piccola di Karl Marx: tra le prime donne ad avvicinare i temi del femminismo e del socialismo, partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e l’abolizione del lavoro minorile. Quando, nel 1883, incontra Edward Aveling, la sua vita cambia per sempre, travolta da un amore appassionato ma dal destino tragico. Anche Edward è un socialista, ed è anche un mascalzone. Da lui miss Marx sopporterà tutto: tradimenti e bugie e umiliazioni.

La passione si conclude con il suicidio

“Nonostante lei finisca per togliersi la vita – continua Susanna Nicchiarelli – le sue idee restano. E per come lo raccontiamo noi, a modo suo, ritengo che quello sia un atto liberatorio: ho pensato a Thelma & Louise, film che termina con loro due che si gettano nel Canyon ma nonostante questo esci da quella visione con un’energia molto forte. Non c’è mai in questa donna un senso di sconfitta, di autocommiserazione, guarda sempre avanti”.

Non è certo il prototipo della femminista

Sarà pure così, ma l’impressione è che questa miss Marx – se può rappresentare una riscoperta per gli appassionati di storia al femminile – non ha certo le carte in regola per meritare l’aureola di paladina delle donne. Non è né femminista né moderna. Appare piuttosto come vittima che come portabandiera dei diritti del mondo femminile. Una figura che, a dispetto delle prediche sull’emancipazione desunte dal verbo dell’illustre padre filosofo, ha fatto scelte di vita del tutto differenti dal pensiero che andava elaborando e propagandando.

No alla lettura ideologica del film

Inutile dunque che Repubblica la etichetti come “femminista fragile”. E’ fragile e basta, come tante eroine della letteratura ottocentesca. E più che rappresentare una donna moderna rappresenta un archetipo letterario: la donna che insegue l’amore impossibile. E il fatto che fosse la figlia minore di Marx non autorizza nessuno a metterla su un piedistallo. Sarebbe un errore, quindi, rincorrere una lettura ideologica del film.

Marx con le donne non era uno stinco di santo

Lo stesso Marx, poi, non era uno stinco di santo nei rapporti con le donne. Sfruttava il denaro e il lavoro della moglie Jenny e la obbligò a tollerare il suo concubinaggio con una cameriera, che viveva sotto lo stesso tetto della famiglia Marx e che ebbe da lui un figlio. Anzi, per essere più precisi, il lettuccio della cameriera Helene era piazzato proprio a ridosso della scrivania dove il filosofo lavorava.  Non proprio un padre modello, insomma. E quando la figlia scelse il suo innamorato, rivolse le sue attenzioni a un maschio ingannatore, incostante, infedele e dedito allo sperpero. Non molto diverso, dunque, dal suo stesso padre.

 

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