M5S, monta la rabbia: «Stiamo perdendo pezzi importanti, così non possiamo andare avanti»

venerdì 4 settembre 10:40 - di Gianluca Corrente
M5S

I malpancisti nel M5S ci sono, anche se molti preferiscono restare nell’anonimato o nel silenzio. Ma c’è anche chi esce allo scoperto, perché si rende conto che la situazione sta precipitando. È il caso di Giorgio Trizzino, deputato grillino. Che si sfoga su Facebook. «Anche Piera Aiello ha deciso di lasciare», scrive, «e il Movimento continua a perdere pezzi importanti. Così non si può più andare avanti perché tutti coloro che fino ad oggi hanno deciso di “mollare” fanno parte di quella pattuglia numerosa di professionisti e di persone di qualità su cui il M5S aveva puntato alle elezioni del 4 marzo 2018».

Il M5S e le “scelte coraggiose”

«Nella società civile – prosegue – le eccellenze erano state scelte per lottare contro un sistema che aveva asservito la politica ai poteri forti e agli interessi personali. Erano state selezionate tra coloro che avrebbero potuto apportare per la propria esperienza professionale un valore ulteriore all’attività parlamentare. Erano, cioè, state compiute coraggiose scelte fondate sulla qualità».

«Dov’è finita la spavalderia?»

La situazione nel M5S è cambiata. «Spesso, purtroppo, sono prevalse logiche differenti che hanno privilegiato decisioni opinabili. Così non va», continua Trizzino. «Ed ecco perché bisogna riprendere la strada che ha portato il Movimento ad diventare punto di riferimento per milioni di italiani che hanno creduto nel cambiamento e hanno votato per noi. Dove è finita quella spavalderia che ci ha fatto grandi?».

M5S, il tempo dei vaffa è finito

«Non possiamo più giocare in difesa o rimanere in posizione ambigua, dobbiamo fare scelte di campo che posizionino in modo chiaro il Movimento nel contesto del quadro politico nazionale. Mi rendo conto che non basta criticare chi lascia il M5S accusandolo di tradimento. In situazioni simili è utile aprire un dibattito esteso interno al Movimento per tentare di recuperare i nostri colleghi, ascoltando le loro difficoltà. I tempi del “vaffa” sono finiti».

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