Il medico legale: “Cerciello Rega è morto dissanguato”. Intanto Natale Hjorth chiede i domiciliari

giovedì 24 Settembre 14:37 - di Carlo Marini
Natale Hjorth

Ha chiesto i domiciliari Gabriel Natale Hjorth (a destra nella foto), in carcere con l’altro giovane americano Finnegan Lee Elder per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso a coltellate il 26 luglio dello scorso anno a Roma.

“Natale Hjorth merita i domiciliari”

Nell’istanza, Natale Hjorth, detenuto a Regina Coeli, tramite i suoi difensori, chiede di essere trasferito nella casa di Fregene, litorale nord della Capitale, dove vivono i suoi nonni. La richiesta per la modifica della misura cautelare, “eventualmente corredata dall’applicazione” del braccialetto elettronico, è stata inviata alla prima corte d’assise che dovrà adesso esprimersi. Secondo i difensori, le esigenze cautelari possono ritenersi “notevolmente scemate o comunque di tale da poter essere soddisfatte” con i domiciliari. Per gli avvocati di Natale, non sussistono inoltre il pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

Cerciello Rega è morto dissanguato e cosciente

In tribunale, il medico legale Andrea Grande ha presentato la perizia sul delitto. Una perizia agghiacciante. Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha sicuramente percepito che stava per morire.  Questa la perizia di Andrea Grande, il medico legale della Sapienza che ha esaminato il corpo, e che ha raccontato in aula quella morte orribile: Un dato è certo: «Cerciello  è morto dissanguato per i colpi sferrati da Finnegan. Ed era ancora vivo fino all’ ultima coltellata».

Il racconto delle undici coltellate

La pm Maria Sabina Calabretta ha chiesto al dottor Grande se l’ aggressore avesse ferito a morte utilizzando due mani.  «Undici colpi sferrati per lo più sui laterali, da sinistra a destra, compresi due minori alle braccia». Tutte le lesioni sono state profonde. In due casi è penetrata la lama per intero fino all’ impugnatura. Sul corpo di Cerciello è stato trovato anche il segno del paramano. In un terzo caso, come racconta Il Messaggero, la lama è arrivata alla colonna vertebrale. L’ altezza dei colpi permette di ricostruire le posizioni durante la lotta

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