Il fallito di sinistra oggi sogna l’Impero del Bene guidato da Greta e Carola: un libro spiega perché

domenica 20 Settembre 19:37 - di Vittoria Belmonte

La sinistra ha fallito perché ha abbandonato a se stessa quella che un tempo si chiamava la “classe operaia“. Quest’ultima non è andata in paradiso ma sopravvive nelle periferie urbane covando risentimenti che sfociano spesso nel voto cosiddetto “populista”.

Il libro: “La sinistra ha fallito?”

Ma i falliti di sinistra, se non sognano più la rivoluzione del proletariato, si sono invaghiti di un’altra mitologia, non meno subdola e pericolosa del comunismo realizzato. Se ne discute in un libro di recente edito da Solfanelli, La sinistra ha fallito? Opinioni a confronto (pp. 158, euro 12) che raccoglie scritti di giornalisti e saggisti sul tema.

Gli autori che si confrontano sul tema

L’argomento viene affrontato con gli interventi di Adalberto Baldoni, Eugenio Balsamo, Mario Bernardi Guardi, Mario Bozzi Sentieri, Giuseppe Brienza, Rino Cammilleri, Luigi Copertino, Giuseppe Del Ninno, Gianfranco De Turris, Dalmazio Frau, Luciano Garibaldi, Francesco Giubilei, Marco Iacona, Luciano Lanna, Andrea Marcigliano, Gennaro Malgieri, Luca Pignataro, Andrea Scarabelli, Fabio Torriero e Marcello Veneziani. La postfazione è di Riccardo Cristiano.

La sinistra è ancora una categoria politica

Nell’introduzione Italo Inglese spiega perché ha ancora senso indicare la sinistra come categoria politica che su questioni cruciali presenta contrapposizioni irriducibili rispetto alla destra: il legame con la tradizione, la concezione della storia, l’egualitarismo, il concetto di Patria e famiglia.

La sinistra come il lupo di Fedro

Oggi è possibile definire l’operato della sinistra rifacendosi alla favola di Fedro sul lupo e sull’agnello: come il lupo la sinistra accusa la destra di intorbidare le acque perché in realtà vuole l’eliminazione dell’avversario verso il quale nutre un odio profondo e radicato. Al tempo stesso ha sostituito la classe operaia con le moltitudini di migranti che premono sui confini delle nazioni europee, con i gay discriminati, con l’ambiente vessato dall’uomo bianco. Si veda in Italia la spina acquiescenza al verbo di Carola Rackete e di Greta Thunberg.

L’obiettivo è un nuovo ordine globale

L’obiettivo è la costruzione di un utopistico Impero del Bene privo di confini e di specificità nazionali dove non è tollerata alcuna forma di dissenso e dove si professa la sola religione dei diritti umani universali. Ne consegue che le nazioni vanno “gettate nella pattumiera della storia in nome del diritto globale“.

La battaglia culturale

E’ sul piano culturale, dunque, attraverso il politicamente corretto, che la sinistra conduce le sue battaglie più capillari e invasive con lo scopo di far parlare a tutti i popoli la neolingua che rispecchia valori falsificati e moralismi intolleranti. Chi si oppone è nemico dell’umanità e della ragione. Ma se tutto questo vale a livello di opinioni dominanti, tutta la tiritera non serve a far sì che la sinistra guadagni il consenso della maggioranza elettorale. Dunque il fallito di sinistra perde nelle urne ma vince la battaglia culturale. Almeno fino a quando una destra culturalmente attrezzata non riuscirà a porre fine al monopolio del catechismo progressista.

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