Coronavirus, speranza dal vaccino russo: risposte anticorpi entro 21 giorni

venerdì 4 settembre 16:21 - di Redazione
san raffaele

Covid-19I primi dati della sperimentazione sull’uomo del vaccino russo ‘Sputnik V’ contro il Coronavirus fanno ben sperare. Perché evidenziano “un buon profilo di sicurezza senza eventi avversi per 42 giorni”. Ed è stata verificata “una risposta degli anticorpi entro 21 giorni“.

Sono i risultati preliminari di due studi non randomizzati di fase 1-2, pubblicati su ‘Lancet‘ e condotti su 76 volontari a cui è stato somministrato il vaccino contro il Coronavirus in due ospedali di Mosca a dare un filo di speranza.

La ricerca è stata condotta dal Gamaleya Institute of Epidemiology and Microbiology. E il 26 agosto è stata approvata la fase 3 della sperimentazione del vaccino su 40 mila volontari che verranno costantemente monitorati attraverso un’applicazione online.

Uno degli studi ha preso in esame la formulazione congelata del vaccino. E un altro la formula liofilizzata.

La formulazione congelata del vaccino contro il Coronavirus è prevista per un uso su larga scala.

La formula liofilizzata è stata sviluppata per le zone difficili da raggiungere. E, in quanto è più stabile, il futuro vaccino potrà essere conservato a 2-8 gradi centigradi.

“Sono state adottate misure senza precedenti per sviluppare in Russia un vaccino anti-Covid – ha sottolineato Alexander Gintsburg, tra i curatori degli studi del Gamaleya Institute of Epidemiology and Microbiology. – Sono stati effettuati studi preclinici e clinici che hanno permesso di approvare provvisoriamente il vaccino ai sensi dell’attuale decreto del Governo della Federazione Russa del 3 aprile 2020”.

”Questa autorizzazione provvisoria richiede uno studio su larga scala. E consente la vaccinazione della popolazione nel contesto di uno studio di fase 3, utilizzando il vaccino sotto stretta farmacovigilanza e somministrandolo a gruppi a rischio”.

Il vaccino russo contro il Coronavirus include due vettori di adenovirus, quello umano ricombinante di tipo 26 (rAd26-S) e l’adenovirus umano ricombinante di tipo 5 (rAd5-S), che sono stati modificati per esprimere la proteina ‘spike’ Sars-CoV-2.

Gli adenovirus sono anche volutamente indeboliti in modo che non possano replicarsi nelle cellule umane. E non possano, quindi, causare malattie come, ad esempio, il raffreddore.

“Gli studi dei colleghi sono incoraggianti ma piccoli”, ha commentato Naor Bar-Zeev, dello statunitense International Vaccine Access Center della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health che non ha partecipato allo studio”.

”L’immunogenicità è di buon auspicio – ammette lo studioso – sebbene non si possa dedurre nulla sull’immunogenicità nei gruppi di età più avanzata”.

“Inoltre – ha aggiunto Naor Bar-Zeev – l’efficacia clinica per qualsiasi vaccino Covid-19 non è stata ancora dimostrata”.

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