40 anni fa nasceva Solidarnosc: segnò l’inizio della fine della dittatura comunista dell’Est

sabato 5 settembre 19:07 - di Carlo Marini
Solidarnosc

Grandi celebrazioni, in Polonia, per i 40 anni di Solidarnosc. Il Sindacato cattolico dei lavoratori di Danzica costituì l’elemento scardinante del crollo dell’impero sovietico e del comunismo.

Come nacque Solidarnosc

La nascita di Solidarnosc non avvenne solennemente come accade nelle realtà libere e democratiche. Avvenne clandestinamente a opera di un umile elettricista, Lech Walesa. Questi annunciò con i suoi compagni di lavoro di dedicare l’iniziativa sindacale alla Madonna, quale simbolo di fede che univa ogni lavoratore della nazione. Non era la prima volta che in Polonia la fede cattolica aveva costituito l’elemento unificante per affrontare gli invasori. In quell’epoca la Polonia era stata ridotta a Stato satellite di Mosca. Privata di libertà, di democrazia, e di possibilità di vivere una vita dignitosa.

La battaglia di Lech Walesa

Infatti, i primi passi di Solidarnosc nel cantiere navale furono subito scioperi per l’ottenimento di aumenti salariali, per consentire ai lavoratori di poter acquistare viveri di prima necessità per le loro famiglie. Naturalmente la reazione delle autorita’ comuniste fu rabbiosa e lo stesso Walesa fu imprigionato. Intanto le azioni clamorose di quegli operai si dimostrarono perfettamente in simbiosi con l’intera nazione polacca. Tanto da diventare un segno di speranza per coloro che aspiravano a mettere fine al regime liberticida comunista.

Infatti già dopo un anno, nel 1981, gli aderenti a Solidarnosc arrivarono a essere un numero impressionante: ben otto milioni di lavoratori sparsi in ogni territorio. Intanto nelle città fervevano le iniziative di protesta, tutte sostenute da celebrazioni eucaristiche, con l’immancabile icona della venerata Madonna nera di Czestochowa. Insomma Solidarnosc era man mano diventato l’unico riferimento sociale e politico per la riconquista della libertà e dignità di quegli uomini.

L’opera di San Giovanni Paolo II

Ma un fenomeno così grande, che nei fatti sfidava l’impero sovietico, con tutte le conseguenze che si erano già conosciute nel 1956 a Budapest, e nel 1968 a Praga, fu possibile grazie all’evento speciale che era avvenuto appena 2 anni prima. L’elezione del carismatico cardinale di Cracovia Karol Wojtyla eletto a capo della Chiesa universale di Roma.

Dunque questa situazione inedita diventò un potente cuneo nel fianco dei sovietici e del loro sistema che si estendeva in tutta l’Europa orientale. Per i polacchi e non solo, Giovanni Paolo lI, diventava nei fatti un grande deterrente alle eventuali reazioni comuniste. Tuttavia le persecuzioni continuarono cosi’ come le torture e le uccisioni. Se era importante per i russi avere meno scontri possibili con la Santa Sede, dall’altra erano assaliti dall’idea che quel vento di liberta’ si insinuasse in ogni altro angolo del loro “impero”.

Il martirio di padre Popieluszko

Come non ricordare, il martirio del giovane sacerdote Jerzy Popieluszko, rapito e ucciso da funzionari della polizia del regime comunista, sostenitore di Solidarnosc e predicatore instancabile con le sue lunghe omelie contro le malefatte del regime. Peraltro, questo accadimento e’ impressionante per somiglianza alla dinamica del rapimento e uccisione di Giacomo Matteotti da parte dei fascisti sessanta anni prima.

 

Ma provocazioni, arresti, torture e uccisioni, non poterono fermare la protesta montante di un intero popolo. Allora, si può dire con certezza che Solidarnosc, che aveva catalizzato attorno a sé tutta l’elite cattolica e goduto dell’autorevole simpatia e appoggio di san Giovanni Paolo II. Il Papa ha fortemente accelerato lo sgretolamento dell’impero sovietico che aveva concorso a spezzare i tentacoli nazisti sull’est europeo per porvi i propri grazie all’accordo con gli ‘alleati’ a Yalta, tentacoli altrettanto distruttrici e diabolici.

L’esperienza di Solidarnosc e la successiva conquista di liberazione, che poi avvenne a fine anni 80, dimostra che quando un popolo non rinuncia alla propria identita’ e alla propria liberazione, non puo’ che uscirne vittorioso. Una lezione valida ancora oggi per tutti noi.

 

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