Servizi, Conte con la scusa del Covid proroga i vertici. Meloni: se lo faceva la destra era un golpe

5 Ago 2020 14:00 - di Redazione
Giuseppe Conte

Nel decreto che allunga lo stato d’emergenza fino al 15 ottobre c’è una norma che consente al presidente del Consiglio di prorogare “con successivi provvedimenti per la durata massima di ulteriori quattro anni” i vertici dei Servizi segreti italiani. Significa – scrive Repubblica – che la guida del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che ha il compito di coordinare le attività operative di Aise e Aisi, può essere sottoposto a un’unica conferma. Stessa regola valida per i direttori delle due Agenzie per la sicurezza interna (guidata da Mario Parente) ed esterna (al cui vertice dal 16 maggio siede Gianni Caravelli)”.

Una grave forzatura che ha fatto insorgere Forza Italia, Fratelli d’Italia e anche Italia Viva che parla di un problema di rispetto di garanzie democratiche. E non è roba da poco, visto che i renziani sono parte della maggioranza.

Significa che stavolta Conte ha davvero esagerato. La norma infilata nel decreto sulla proroga dello stato d’emergenza consente al governo di mantenere alla guida delle agenzie di sicurezza uomini fedeli. Conte – scrive Carlo Bonini sempre su Repubblica – avrebbe fatto tale mossa su suggerimento di Gennaro Vecchione, direttore del Dis (Dipartimento per le informazione sulla sicurezza) e suo amico personale. Vecchione pensa che gli 007 debbano essere una sorta di “moschettieri del re” e cioè del premier in carica. Se tali sono le premesse logico che le opposizioni si siano subito scaldate.

Meloni: il governo non ha avvertito il Parlamento e neanche il Copasir

Durissime le parole di Giorgia Meloni: “È gravissimo che con il favore delle tenebre il governo modifichi la legge sulla nomina dei direttori dei servizi segreti senza darne comunicazione alcuna – ha premesso -. Il presidente del Consiglio non ne ha fatto menzione in Parlamento quando ha illustrato nei particolari i contenuti del decreto legge sullo stato di emergenza che riteneva necessario realizzare, come non ne ha fatto menzione la risoluzione presentata dalla maggioranza a conclusione del dibattito e approvata dal Parlamento. Non sono stati avvertiti in via preventiva i componenti del Copasir, non è stata fatta alcuna menzione nel comunicato di Palazzo Chigi che illustrava i contenuti del decreto approvato nella notte dal Consiglio dei ministri – insiste -. Si modifica per decreto una cosa delicatissima come la legge sui servizi segreti, all’insaputa di tutti e in spregio alle Istituzioni. Se l’avesse fatto un governo di destra come sarebbe stato definito? Un golpe?”.

La nota di Palazzo Chigi

Palazzo Chigi in una nota nella serata di martedì ha chiarito che “la modifica normativa introdotta con il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83 non determina in alcun modo un aumento della durata degli incarichi dei direttori del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), e delle due Agenzie per le informazioni e sicurezza (AISE e AISI), che rimane quella fissata dalla legge 3 agosto 2007, n. 124, (legge richiamata nello stesso articolo del Corriere), cioè di 4 anni per il primo incarico più un massimo di 4 anni successivi. La nuova norma si limita a introdurre la possibilità che vi siano più provvedimenti successivi di rinnovo dell’incarico, anziché uno solo, senza alcuna modifica del limite massimo temporale di permanenza negli incarichi stessi”. In pratica non si tratterebbe di una modifica della legge del 2007.

Urso (Copasir): violato il rapporto di leale collaborazione

Per il senatore di Fdi Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, “il decreto ha violato il rapporto di leale collaborazione tra le istituzioni, tra governo e Parlamento. Il governo si è recato in via preventiva alle Camere per illustrare le modalità e l’ambito del decreto per prorogare l’emergenza. Ha ritenuto doveroso venire in via preventiva nelle aule parlamentari, ma nulla era stato detto in merito” alla norma sui servizi. “Tanto è vero che nemmeno la risoluzione di maggioranza, né alla Camera né al Senato, parlava di una norma di questo tipo – prosegue il senatore – Le indicazioni che il governo ha dato al Parlamento e quelle che ha ricevuto non riguardavano questa materia, si è violato il principio di leale collaborazione tra istituzioni”.

Nel “merito” poi, secondo Urso, “la norma stravolge e distorce in modo palese la legge 124 del 2007 perché crea un rapporto eccessivamente discrezionale e, quindi, di marcata subordinazione dei vertici dei servizi all’autorità politica al punto tale che credo che questo possa violare il dettato costituzionale”.

Il fatto che non sia previsto un limite ai rinnovi visto che “in teoria, nei secondi quattro anni, il direttore potrebbe essere rinnovato anche ogni tre mesi” secondo Urso rischia di “trasformare il direttore dei servizi in un attendente” violando “anche la Costituzione per quanto riguarda l’articolo 97 sul buon andamento della P.a.”.

“E’ chiaro – conclude Urso – che si tratta di una norma farraginosa, costruita male e che inficia nella sostanza la legge del 2007 nel rapporto tra potere esecutivo e vertici dei servizi. Io credo che il governo debba modificare la norma ripristinando lo spirito della legge 124 del 2007 che era ben altro”.

Commenti

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  • fazio 5 Agosto 2020

    in un film che parlava di virus un politico diceva: è così grande la bugia che possiamo fare qualsiasi cosa.
    Come diceva un politico che ciazzeccano la nomina degli 007 con il decreto di agosto.