Scontro tra Calenda e le Sardine: «Vi siete bevuti il cervello, sembrate i comunisti degli anni ‘70»

lunedì 31 agosto 9:23 - di Paolo Sturaro
Calenda Sardine

È scontro social tra Carlo Calenda e le Sardine. A innescarlo è un commento pubblicato dal movimento anti-sovranista alla lettera del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Lettera indirizzata ai presidenti di tutte le associazioni del sistema in occasione dei suoi primi 100 giorni al vertice della Confederazione. «Vogliamo i contratti, ma siano rivoluzionari», dice Bonomi.

Lo scontro tra Calenda e le Sardine

«Carlo Bonomi, abbiamo letto la sua lettera: per il 2021 cosa proponiamo? La servitù della gleba? Lo ius primae noctis? Chiedendo di slegare salario e orario di lavoro (che è un modo per dire che si vuole il cottimo) non si passa per rivoluzionari. Stia tranquillo!», scrivono le Sardine. E Calenda ribatte: «Bene. Direi una risposta seria, articolata e dai contenuti pacati. Contribuirà certamente a quel clima di concordia e a quel nuovo linguaggio rispettoso, che le Sardine auspicavano per il paese».

L’attacco al leader di Azione

Poi, il nuovo round tra Calenda e le Sardine. «Lo vada a chiedere a un cottimista se vuole la “concordia” con il suo capo che lo fa lavorare come uno schiavo per uno stipendio da fame. Poi vi lamentate del sentimento di antipolitica crescente nella società. Iniziate dal rispondere ai bisogni reali del Paese. Grazie», dicono le Sardine rivolgendosi al leader di Azione.

Calenda-Sardine, il match continua

Calemda a sua volta replica: «L’industria italiana fondata sullo schiavismo? Ma vi siete bevuti il cervello. Vi dovreste interrogare su: formazione, istruzione, digitale. Capire le differenze tra patologie da combattere e eccellenze da far evolvere. Parlate come un collettivo degli anni ‘70. Siete vecchi».

La irresponsabilità del governo sui migrandi

Nelle ultime settimane Calenda aveva invece attaccato la squadra di Palazzo Chigi. «Il governo», aveva detto, «dorme sulla situazione di Lampedusa perché vuole far finta di essere “più buono” di Salvini. È un atteggiamento irresponsabile. Gestire il tema degli sbarchi migranti, ridurre gli assembramenti e ammettere che ci sono dei rischi per la situazione sanitaria non significa essere razzisti. Ma governare seriamente».

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