Ottanta islamici pregano in un negozio. Per la Cassazione è tutto ok. La rabbia di Magdi Allam

venerdì 7 agosto 16:02 - di Milena Desanctis
moschea

Un’altra sentenza della Cassazione che fa discutere. Per i giudici non si può parlare di moschea abusiva solo perché 80 persone si riuniscono il venerdì sera in preghiera in un luogo che dovrebbe essere un negozio.  Con questa motivazione, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con cui nel novembre del 2019  la Corte d’Appello di Milano aveva condannato a un’ammenda di 3mila euro un cittadino ivoriano, O.S., per violazione del testo unico dell’edilizia. I giudici lo avevano ritenuto colpevole di avere cambiato la destinazione d’uso commerciale di un locale affittato ad Oggiono (Lecco) trasformandolo da negozio  del centro storico a luogo di culto clandestino.

Moschea abusiva, la condanna in appello

L’uomo in primo grado era stato assolto dal Tribunale di Lecco “perché il fatto non sussiste”. In appello era stato condannato. Ora gli “ermellini” offrono una nuova interpretazione della vicenda. E sottolineano che «alla luce della giurisprudenza amministrativa, non basta a configurare il mutamento della destinazione d’uso la semplice riunione in preghiera in un giorno della settimana. Poiché di uso incompatibile o difforme può parlarsi se l’attività di preghiera non sia riservata solo ai membri dell’associazione. O se il fine religioso rivesta carattere di prevalenza nell’ambito degli scopi statutari o effettivamente perseguiti da parte dell’associazione».

Allam:«Basta coi magistrati che fanno prevalere l’ideologia»

Sulla vicenda è intervenuto Magdi Cristiano Allam. «Altri magistrati hanno ribaltato la sentenza. I fatti contestati sono gli stessi. Ma cambia radicalmente la valutazione giuridica e viene ribaltata la sentenza. Eppure siamo all’interno dello stesso stato di diritto dove vigono le stesse leggi che dovrebbero essere recepite allo stesso modo da tutti i magistrati. È ora che in Italia ai magistrati non sia più concesso di interpretare la legge a secondo del proprio orientamento ideologico e politico, facendo prevalere l’ideologia e umiliando la legge. È ora che in Italia i magistrati si limitino ad applicare in modo uniforme la legge. E la smettano di fare nuove leggi sostituendosi al Parlamento, l’organo legislativo. Ed è ora che l’Italia ponga fine alla crescente islamizzazione prima che l’islam prenda il sopravvento sostituendo la democrazia con la sharia».

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