Nel 2018 il grillino Miele insultava Renzi sui social, ora rischia di presiedere la Corte dei Conti

sabato 29 agosto 16:31 - di Marzio Dalla Casta
Miele

Persino questo accade nell’Italia del cosiddetto cambiamento.  E cioè che sia in predicato di assurgere al più alto grado della magistratura contabile il dottor Tommaso Miele, già presidente della sezione della Corte dei Conti per l’Abruzzo, ma soprattutto instancabile tuittarolo con una grande passione per i Cinquestelle. Secondo il Foglio, che alla vicenda ha dedicato un editoriale, chi già ha avuto modo di disapprovare le social-performance di Miele è Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna. I due si sarebbero incrociati in Rete nel corso delle elezioni politiche nel 2018. L’alto incarico ricoperto non gli fa velo e Miele si schiera a tutto tondo nella contesa.

Miele è l’attuale presidente della Corte dei Conti del Lazio

Fin qui passi pure: in un Italia in cui parlano tutti tutti i giorni possiamo forse fare eccezione per i giudici contabili? Giammai. Il problema, però, non sono tanto i contenuti quanto i toni. Più consoni a quelli di un ultrà di curva che ad un magistrato. Che tra l’altro dovrebbe, ad esempio, vigilare sulla resa del Reddito di Cittadinanza. A farne le spese sono soprattutto Matteo Renzi, bollato affettuosamente prima come «Micron» quindi come il «Cazzaro di Rignano», e il suo (allora) Pd. E non è finita, perché il tritacarne di Miele macina in continuazione. Ed è sempre Renzi a finirvi maciullato: «Arrogante, presuntuoso, prepotente, incapace, bugiardo». Roba che neanche il Beppe Grillo dei tempi eroici… Sarà che tanto fervore non passa inosservato o una micidiale coincidenza, sta di fatto che il focoso magistrato nel 2019 lascia il bucolico Abruzzo per il ben più politicamente prestigioso Lazio.

Situazione da Repubblica delle Banane

La Regione che contiene la Capitale è un podio che rende Miele tra più accreditati per il vertice della Corte dei Conti, lasciato vacante dalla nomina del presidente Angelo Buscema a giudice costituzionale. Un indizio in tal senso è la decisione del Consiglio di Presidenza della Corte (l’equivalente del Csm) di interrompere un’antica tradizione. Infatti, non ha indicato al governo i più anziani per la successione, ma i nominativi di tre magistrati a metà carriera. Oltre a quelli di Pio Silvestri e di Flavio Longavita, c’è anche quello di Miele. La conclamata vicinanza al M5S, fa di quest’ultimo il candidato favorito. Il che non sarebbe un bel segnale. Già, ci vuol poco a trasformare quel che resta di una democrazia parlamentare in una Repubblica delle Banane, quantunque a 5Stelle.

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