Lega prima, ma Salvini scende nei sondaggi. Così la stampa spiega il calo: «Troppe giravolte»

martedì 4 agosto 14:52 - di Valerio Falerni
Salvini

Tra chi scrive (La Repubblica) che la Lega “nazionale” stia deludendo il Nord e chi sostiene (Il Corriere della Sera) che sia l’irriducibile “no” di Giorgia Meloni a Mario Draghi premier a sabotare il ritorno del centrodestra al governo, chi meglio sembra azzeccare la diagnosi sullo stato di salute del Carroccio, è il Giornale. Per il quotidiano diretto da Sallusti, infatti, il dimagrimento della Lega nei sondaggi è figlio soprattutto delle troppe giravolte di Matteo Salvini. Che rischia di finire nell’angolo proprio per questo. L’ultima riguarda l’uso della mascherina: prima no, ora sì. Per intercessione, pare, dello stato maggiore preoccupatissimo di vedere scaricata sulle spalle del loro Capitano un’eventuale impennata della curva del contagio.

L’analisi del Giornale di Sallusti

La mascherina è però solo il caso più recente. Salvini dondola come un dentino di latte da molto prima. Da un anno esatto, a dar retta ad analisti ed esperti, sempre prodighi quando si tratta di andare a rovistare nel reliquiario del Papeete: pieni poteri, mojito, tanga leopardati e tutto quanto fa sbornia da potere. Il sociologo Ilvo Diamanti ha individuato nel settembre del scorso anno il momento in cui la narrazione salviniana ha cominciato a perdere battute a vantaggio dell’ascesa della Meloni e di FdI. Un mese prima il leader della Lega aveva aperto la crisi di governo.

Salvini paga i troppi tentennamenti

Ma anche in quella fase quante oscillazioni: prima dice di voler staccare la spina a Conte perché con i Cinquestelle nulla è possibile e poi propone di affidare il governo proprio al loro capo, Luigi Di Maio. Successivamente, è la volta del governissimo da affidare a Mario Draghi: prima d’accordo, poi forse e infine no. Idem sulle candidature regionali: prima s’impunta contro Fitto e Caldoro, invocando il rinnovamento, poi dà loro il via libera. Nel frattempo, però, il centrodestra ha perso mesi preziosi. Paradossalmente, a dargli una mano è arrivata l’ignobile decisione del Senato di mandarlo a processo per aver tenuto fede al patto con gli elettori sull’immigrazione. A conferma che non tutti i mali vengono per nuocere. Persino per Salvini.

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