Giletti contro Travaglio: «Io sono finito sotto scorta e lui dice che siamo un covo di mitomani»

martedì 11 agosto 12:01 - di Giorgia Castelli
Giletti

«Profonda tristezza. Senso di solitudine. Se il Viminale mi assegna la scorta vuol dire che nel mio programma abbiamo toccato qualcosa di grave e molto pericoloso. Ma essere un unicum ti espone. Diventi obiettivo. È quello che faccio più fatica ad accettare». Massimo Giletti in un’intervista al Corriere della Sera parla della scorta che il Viminale gli ha assegnato dopo le affermazioni del boss Filippo Graviano che in carcere si è lamentato di quel giornalista che gli sta “rompendo la m…a” in seguito alle puntate di Non è l’Arena dedicate alle scarcerazioni dei boss mafiosi dopo la rivolta nelle carceri. E poi risponde alla domanda: “C’é chi ha scritto che era diventato salviniano”:  «Ho fatto sempre la mia strada. Non ho mai pensato di dover piacere per forza a chi appartiene ai salotti bene di Roma e ti guarda un po’ con la puzza sotto il naso perché non fai parte degli intellettuali di sinistra. Ma mi è sembrato un alibi banale per non occuparsi dei temi che avevamo sollevato. Se tutti se ne fossero occupati forse ora non avrei bisogno della scorta».

Giletti: «Pago il fatto di essere stato solo»

E in un’intervista a la Repubblica lamenta: «Mi hanno lasciato solo, ecco perché è finita così». Aggiungendo: «Pago il fatto di essere stato solo. Però mi ha fatto piacere che Urbano Cairo mi abbia chiamato e mi abbia detto: “Io sono sempre con lei”».

Gli chiedono chi lo ha deluso. E Giletti non esita a fare nome e cognome: «Ho provato molta tristezza quando ho sentito Marco Travaglio definire la mia trasmissione un covo di mitomani. Ho ospitato magistrati come Nino Di Matteo, Catello Maresca, per me è inaccettabile. Quando Filippo Graviano, intercettato a maggio in un carcere di massima sicurezza, dice: Giletti ha scassato la m…..a, dando fastidio al ministro che fa solo il suo lavoro non ho visto un atto di solidarietà pubblico. Graviano è l’uomo più intelligente della mafia, non è un boss qualsiasi. È intollerabile che un ministro non risponda. Sono sotto scorta anche per questo».

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