Conte ora rischia grosso, Pd e M5S hanno nuovi appetiti. Trame e piani segreti per farlo fuori

venerdì 7 agosto 11:16 - di Redazione
Conte

Rimpasto alle porte? Il pressing incrociato del Pd e dei 5Stelle sta mettendo a dura prova la tenuta del governo. Sempre più debole e spaccato. Ultimo pomo della discordia il decreto agosto e il blocco dei licenziamenti. Che non soddisfa i dem e agita le acque dentro Italia Viva, ago della bilancia dei tentennanti equilibri nella maggioranza.

Rimpasto alle porte, Conte trema

Si fanno sempre più insistenti le voci di un rimpasto. A rischiare il posto in pole position la Lamorgese, il Viminale fa gola a molti. Anche a Luigi Di Maio ormai commissariato agli Esteri. E l’impopolare Azzolina al ministero dell’Istruzione. Giuseppe Conte trema e teme il fuoco amico. Sa bene che dietro le parole rassicuranti di Di Maio e Renzi si nascondono trame e piani segreti per disarcionarlo. E magari sostituirlo con Mario Draghi al timone di Palazzo Chigi. Il sospetto è forte ma il premier scarta ogni possibile rimpasto. Temporeggia per rimandare tutto ad autunno. Le incognite del referendum sul taglio dei parlamentari e le regionali di settembre pesano come un macigno. Intanto nei partiti di governo è il caos. Si scatenano le guerriglie tra correnti alimentate dai grandi esclusi dal Conte bis. Che mirano a qualche poltrona ministeriale prima che si troppo tardi.

Allargare la maggioranza e fare fuori Conte

La verità – dicono nelle file del Pd – è che il rimpasto è la chiave di volta per raggiungere due obiettivi. L’allargamento della maggioranza e la sostituzione del premier. Non se ne parla prima di ottobre. Ma se elezioni e referendum andranno male sarà difficile evitare contraccolpi. Conte non si fida più di Di Maio e di Renzi. Ma teme anche il silenzioso ed esperto Dario Franceschini. Tra i registi delle grandi manovre per farlo fuori anche Nicola Zingaretti. Che non naviga in acque tranquille. La telefonata rassicurante alla ministra Lamorgese dimostra i suoi appetiti. Il segretario dem, che ha pessimi sondaggi sulle regionali, punta a rovesciare il tavolo prima di essere processato dai suoi. E ha puntato gli occhi sul Viminale. Rumors insistenti parlano di un possibile ingresso al governo del vicesegretario Pd Andrea Orlando. Voce alimentata dalla dirigenza del Pd per dare un altolà a Franceschini, Che “su nomine e scelte di governo non aiuta il partito”. Alla difesa, invece, Renzi vorrebbe piazzare la Boschi alla Difesa per vendicarsi contro Lorenzo Guerini, rimasto nel Pd.

Trema la poltrona della Azzolina

In casa  grillina è la guerra di tutti contro tutti. Dopo la sfiducia al ministro Spadafora e il tentato assalto della corrente Di Battista, potrebbero rischiare il posto Alfonso Bonafede alla Giustizia e Nunzia Catalfo al Lavoro. Vacilla e non poco anche la poltrona della Azzolina, alle prese con la prova del fuoco della riapertura delle scuole. Non è più solido il ministero alle Infrastrutture di Paola De Micheli. Che potrebbe essere rimpiazzata da Graziano Delrio.

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