Bologna, la tesi della «strage fascista» non regge più. Urso: «Conte tolga il segreto di Stato»

sabato 1 agosto 14:01 - di Valerio Falerni
strage fascista

La tesi della «strage fascista», anzi, che diventò «fascista» un minuto dopo la terribile esplosione della bomba che alle 10,25 del 2 agosto di quarant’anni fa uccise 86 innocenti alla stazione di Bologna convince sempre meno.Il primo a riconoscere l’esistenza di depistaggi per etichettarla in quel modo fu Francesco Cossiga. Da presidente della Repubblica chiese pubblicamente scusa al Msi: «Mi hanno fuorviato», rivelò a Pinuccio Tatarella, appositamente convocato al Quirinale. Ma ciò non impedì ai tribunali di condannare all’ergastolo i “fascisti” Giusva Fioravanti e Francesca Mambro.

Cossiga chiese scusa per aver parlato di «strage fascista»

I due esponenti dei Nar hanno ammesso omicidi e rapine. Ma, ripetono, quel macello non è opera nostra. E sono in tanti oggi a chiedere di uscire dalla logica del capro espiatorio per fare giustizia secondo verità. «Non si sa bene quali manine straniere abbiano inciso su questa strage», dice Stefania Craxi, vicepresidente della commissione Esteri del Senato. Credo – aggiunge – che sia passato un tempo sufficientemente lungo perché la storia venga scritta bene». E conclude: «Hanno voluto trovare colpevoli a tutti i costi, etichettarla come strage fascista a tutti i costi». Come Adolfo Urso, di FdI, è d’accordo sulla desecretazione degli atti. Il Copasir lo ha già chiesto. Ora decide Conte.

Stefania Craxi: «Manine straniere sulla bomba»

A parlare apertamente di «revisione del processo» è invece Francesca Scopelliti, già senatrice di Forza Italia e compagna di Enzo Tortora. «Ci sono dubbi enormi sulla colpevolezza di Mambro e Fioravanti – dice all’Adnkronos -. Dubbi che oggi sono aumentati. Conosco i progressi delle indagini, e non mi pare che portino alla verità suffragata dai processi». «La strage doveva essere ”fascista”», rincara Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino. «Si tratta – aggiunge – della stessa convenzione che per decenni ha portato l’arco costituzionale a escludere il Msi dalla vita democratica».

Maurizio Costanzo: «Non avremo mai la vera verità»

Dubbi sulla matrice politica della strage semina anche Piero Alessandro Corsini, docente di Storia Contemporanea, autore di un libro sui due ex-terroristi Nar. «Nel raccontare Fioravanti e Mambro – sottolinea – mi sono mosso in totale libertà, senza tesi o ideologie da difendere, senza volerli riabilitare o demonizzare. Certo è che dietro la verità ufficiale c’è qualcosa ancora da sapere, c’è un deficit di verità come nel caso Moro. Il tasto che ho premuto di più nello scriverne – conclude – è stato quello del punto interrogativo». A dirsi «pessimista» è Maurizio Costanzo: «Quel che davvero mi è rimasto impresso – rivela il conduttore – è che la verità vera non si è trovata».

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