Veneto, il paziente zero serbo è morto. Zaia: «Focolaio importato dall’estero. La sanità da noi ha funzionato»

sabato 4 luglio 15:22 - di Redazione

“Il ‘contatto zero’, il cittadino serbo che ha infettato i 4 veneti rientrati da quel Paese a Vicenza è deceduto“. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente del Veneto Luca Zaia nel consueto punto stampa. “Il paziente zero serbo che ha contagiato l’italiano sembra sia deceduto mercoledì”, ha rivelato il governatore. Che  è stato molto chiaro. “Il Veneto non ha ripreso l’onda dei contagi. Il virus ce lo siamo andati a prendere in Serbia e ce lo siamo portati a casa”. “Stiamo parlando quindi di cinque positivi, di un focolaio, importato dall’estero: positivi che si sono contagiati in Serbia”. Zaia lo ha ribadito tenendo a precisare che  “la sanità veneta ha funzionato perché siamo andati a rintracciare tutti i contatti stretti che hanno portato alle 52 persone in isolamento fiduciario”.”Ad oggi, in Veneto, sono stati effettuati 1.001.885 tamponi”.

Zaia: “Regole di reciprocità con gli altri Paesi”

Zaia, che proprio su questo caso aveva poi chiesto misure più severe e ricoveri forzati per i positivi, risponde indirettamente alle critiche subito piovutegli addosso. E’ stato lui il primo governatore ad allentare la morsa delle restrizioni. Per questo, il nuovo focolaio lo ha esposto ad inevitabili polemiche. Ma il “doge” che ama la chiarezza, non si nasconde.  “La novità, non irrilevante, è che abbiamo 118 stranieri coinvolti in focolai in Veneto. Ci portiamo quindi il virus da fuori. Ed è quindi fondamentale, senza creare allarmismi, stabilire regole di reciprocità con gli altri Paesi: questo per tutelare la salute dei cittadini italiani e stranieri”. Zaia ha spiegato che ad esempio “c’è il bollino rosso per i Paesi del Nord Africa, dove ci sono focolai importanti, e la novità è quella dei Balcani con il lockdown a Belgrado: i nuovi focolai dei Balcani sono un tema che va affrontato”.

“Vogliamo avere l’artiglieria pesante schierata”

Intanto,  “A metà luglio presenteremo il Piano di Sanità Pubblica che dice con chiarezza che cosa faremo in futuro. Con un cronoprogramma per tutte le attività da farsi. Ma non sarà uno spreco perché preferiamo avere gli ospedali vuoti e ma l’artiglieria schierata”. E’ una vicenda incredibile quella dell’italiano  tornato dalla Serbia alla casa di Sossano, in provincia di Vicenza. Si sente poco bene ma ci passa sopra e, anzi, il  giorno dopo va al lavoro dove intrattiene contatti con diverse persone. Poi  partecipa anche a un a festa di compleanno. Il 28 si sente peggio e va al pronto soccorso di Noventa Vicentina. Nonostante il tampone riveli la sua positività,  lui firma e rifiuta il ricovero. Qualche giorno dopo viene letteralmente spinto a ricoverarsi sia dalle autorità sanitarie che del sindaco del suo paese. Quindi la  terapia intensiva, in gravi condizioni. Fino al decesso. Un comportamento che ha spinto Zaia a segnalarlo alla Procura di Vicenza per valutare eventuali profili di colpevolezza. Come se non bastasse, i quattro veneti che hanno viaggiato nella stessa auto al rientro dalla Serbia “non avevano addosso la mascherina”. “E oggi la Serbia, Belgrado, – ha aggiunto Zaia – è entrata in lockdown”.

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