Strage di Bologna 40 anni dopo. Feltri, Minoli e Veronesi: Mambro e Fioravanti non c’entrano

venerdì 31 luglio 12:40 - di Adele Sirocchi
Mambro Fioravanti

Quarant’anni dopo la Strage di Bologna cominciano a cadere le narrazioni di comodo, le verità precostituite. La domanda di chiarezza si fa sempre più forte dinanzi agli evidenti scricchiolii della tesi della strage “fascista”.

La strage di Bologna del 2 agosto 1980 ”non è mai stata chiarita”, afferma il direttore di Libero Vittorio Feltri che aggiunge: ”Non credo che c’entrino Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Non mi persuade questa interpretazione della vicenda. Non credo neanche che avessero la forza per organizzare una cosa simile. Non gli si può addossare la colpa della strage di Bologna che esigeva evidentemente un’organizzazione diversa”.

Feltri: la strage non è mai stata chiarita

La strage di Bologna, aggiunge Feltri, ”me la ricordo bene, lavoravo al Corriere della Sera, agli interni e al politico. Quando arrivò la notizia subito scattò l’allarme che pervase tutto il giornale. Ci mettemmo al lavoro. Naturalmente in seguito demmo un occhio alle indagini che non ci hanno mai persuaso, così come l’esito del processo. Ancora oggi c’è una delle vittime che non è stata identificata. Tra l’altro vorrei sapere chi ha finanziato quell’operazione. Mi risulta che sia in corso un’indagine a Bologna perché si intende fare un po’ di luce su come venne finanziato l’attentato. Certo sono passati 40 anni quindi non sarà facile”, conclude Feltri.

Sandro Veronesi: Mambro e Fioravanti non c’entrano

Sandro Veronesi, fresco premio Strega con ‘Il Colibrì’ (La Nave di Teseo), afferma: “Sono convinto che i veri responsabili non siano stati mai puniti né processati. Questa per me è la cosa più dolorosa: pensare che tutto quello che è successo abbia prodotto una serie di depistaggi che a me sembrano evidenti. La mia impressione è che i responsabili siano ancora in giro”. Si tratta, aggiunge Veronesi, di un ”terreno veramente doloroso e delicato. Però, per come ho analizzato le cose, quando mi è capitato di studiare tutta la vicenda di Mambro e Fioravanti, dei loro omicidi e delle loro scorrerie criminali, mi pare evidente che loro nella strage non c’entrino. Questa è la mia impressione, suffragata dalle ricerche che ho fatto negli anni Novanta per un film che poi non si è mai realizzato”.

Quel progetto, ricorda lo scrittore, ”ci aveva dato la possibilità di studiare bene una serie di passaggi che sembravano forzare molto sulla figura di Mambro e Fioravanti”. Per Veronesi i due ”sono stati incolpati visto che avevano commesso tanti altri crimini ma in modo diverso e non con un atteggiamento stragista”. ”Mi porto dietro l’amarezza – prosegue Veronesi – di un caso, forse il più eclatante, sanguinoso e impressionante al quale abbia assistito nella mia vita, in cui si è andati a pescare nell’acqua sbagliata. Insomma, il tutto mi dà l’idea che giustizia non sia stata fatta. E mi pare di vedere che questa sia una cosa condivisa. Altrimenti, Mambro e Fioravanti non avrebbero dovuto godere di quei benefici di legge di cui hanno goduto”. In altri termini per Veronesi, ”sono stati condannati ma non sono stati trattati come se fossero veramente i colpevoli”.

Minoli: e se fossero innocenti?

Poco convinto dalle verità di comodo anche Giovanni Minoli che nel 1994, insieme a molte altre personalità del mondo della cultura, tra cui la regista Liliana Cavani e il fotografo Oliviero Toscani, firmò appunto l’appello del comitato ‘E se fossero innocenti?’ che chiedeva la revisione della sentenza che condannò all’ergastolo Mambro e Fioravanti.

“Mi sembra che Francesca Mambro e Giusva Fioravanti – dice Minoli – siano stati strumentalizzati e, a tanti anni di distanza, continuo a pensare che chi ha firmato la petizione ‘E se fossero innocenti?’ abbia fatto bene a farlo”. Per Minoli dare la colpa a Mambro e Fioravanti rappresenta una scelta ‘facile’. ”Mi sembra comodo – spiega infatti – giocare sempre questa carta senza nessuna argomento in più. Resto dell’idea che avevo quando ho firmato. Dopo aver approfondito molto, abbiamo fatto tante puntate della ‘Storia Siamo Noi’ sulla strage di Bologna, mi sono fatto questa convinzione e cioè che il dubbio sulla loro responsabilità sia enorme. Avendoli intervistati in carcere, accusati di tutto il male che hanno fatto, mi sembra che loro siano estranei a quella cosa lì”, conclude Minoli.

Commenti

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  • Claudio Brandani 1 agosto 2020

    Perchè nei vari commenti di cui sopra non si menzionano le presenze a Bologna di vari esponenti della Rote Armee Fraction e di alcuni palestinesi che vennero in Italia per acquistare dei missili terra-aria? Non mi pare che siano esaustive le dichiarazioni dei giornalisti e scrittori qui esposte. Sarebbe meglio completare il servizio.

  • federico 1 agosto 2020

    Pure Toscani una cosa giusta è riuscito a farla nella vita! Però forse lui sa qualcosa…

  • Pietro 31 luglio 2020

    Con le tendenze politiche di questo giornale, ho ben poco a che fare.
    Ma la matrice fascista della strage mi ha sempre sollevato parecchi dubbi. Continuità con la strategia della tensione? La scena politica interna italiana rispetto ai fatti di Piazza Fontana e Piazza della Loggia era profondamente mutata. L’onda lunga lunga del 68 era finita nel 77. L’avanzata del PCI si era arrestata. Compromesso storico chiuso con il dramma di Aldo Moro. Che le sinistra parlamentare o non, potesse arrivare nella stanza dei bottoni era una possibilità decaduta. Inoltre il PCI, con l’elezione di Craxi a segretario del PSI, era completamento isolato in fatto di alleanze.
    Questo il contesto storico che di per sè non offre alcun movente per una strage nell’ambito della “strategia della tensione”.
    Poi vengono le indagini di Priore, l’ottantaseiesima vittima non identificata e non reclamata. Una donna che alloggia la sera precedente all’attentato con un falso passaporto cileno di solito usato dai terroristi palestinesi. Il lodo Moro.
    Ce ne è abbastanza per dubitare della “Verità” giudiziaria.
    Non è che Cossiga aveva ragione?

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