Sondaggi, Piepoli: «Centrodestra sempre avanti. Lega e FdI sono grandi forze popolari»

mercoledì 15 luglio 18:10 - di Redazione
Piepoli

Tripolarismo fa rima con trasformismo. Di tanto almeno è convinto Nicola Piepoli, che individua nel M5S l’ago della bilancia. Ma è una rendita di posizione non destinata a durare molto. «Scelgano dove stare», è infatti il pressante invito del sondaggista. Che aggiunge: «Si sono presentati come forza anti-sistema e ora sono parte del sistema. In due anni, due governi, uno con la Lega e uno con il Pd», ricorda Piepoli, che assegna al MoVimento oltre il 15 per cento e con trend in risalita. «Il punto – prosegue – è capire dove si collocano: a destra o a sinistra?». C’è anche un dato relativo ad un’eventuale scissione guidata da Gianluigi Paragone per la formazione di un partito euroscettico. Il sondaggio lo accredita di un lusinghiero 7 per cento.

Piepoli: «Una scissione euroscettica nel M5S vale il 7%»

Venendo al centrodestra, la Lega si conferma la forza più solida. Piepoli inquadra il partito di Salvini al 25 per cento dei consensi. «Le quote di mercato – spiega – sono a favore della Lega e di Fratelli d’Italia, che sono due grandi forze popolari. Se i leghisti convincono un quarto dell’elettorato, i meloniani ne portano a casa più di un settimo, per non dire un sesto». Dunque, FdI oscilla tra il 14 e il 16 per cento. Vicino, insomma, ai grillini. Tra il 6 e il 7 per cento ecco invece Forza Italia. Ciò significa che mettendo insieme le tre liste, un’eventuale coalizione del centrodestra pesa più del 45 per cento, arrivando anche al 47 rilevato da altri istituti.

«Il Pd è ormai un partito conservatore»

A sinistra è il Pd la prima forza. «Ormai è diventato un partito conservatore», osserva Piepoli. Che lo dà a cavallo tra il 20 e il 22 per cento. Ma continua a pagare le divisioni. Prima dell’arrivo del 2020 è nata Italia Viva, che però è ferma al 3 per cento. Motivo per il quale Matteo Renzi non può andare a battere bandiera propria…», spiega Piepoli. E lo stesso vale anche per Carlo Calenda: «Azione è al 2-3 per cento, ma deve trovare la propria collocazione. Ed è difficile trovarla in un’area nella quale il Pd riesce comunque a calamitare il 20 per cento dei voti».

 

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