Mes, Salvini boccia l’apertura del Cav a Conte: «Le elezioni sono la strada maestra»

giovedì 2 luglio 15:04 - di Valerio Falerni
Mes

Non piace a Metto Salvini l’apertura di Silvio Berlusconi ad un Conte-ter depurato della presenza dei grillini. «La via maestra sono le elezioni», fa sapere in tarda mattinata una fonte della Lega. «Mandare a casa un governo che blocca tutto – vi si legge ancora – è vitale per il futuro dell’Italia». Ma è la coda la parte che contiene più veleno: «Certo sul Mes la posizione di Forza Italia è contro l’interesse nazionale italiano». Un uno-due di rara violenza verbale tra alleati. Per scovarne un precedente occorrerebbe risalire molto indietro nel tempo. Di certo, un così aspro scambio di convenevoli non ha mai caratterizzato la vigilia di una manifestazione unitaria. E fra due giorni, il centrodestra sarà in piazza a difendere le ragioni dell’Italia che lavora e che produce.

La Lega: «La posizione di FI sul Mes contraria all’interesse nazionale»

Ad una lettura un po’ più attenta della nota leghista appare chiaro che a disturbare Salvini non è tanto l’apertura forzista ad un nuovo esecutivo quanto la disponibilità a votare il Mes. Se tale lettura si rivelasse corretta, sarebbe la prova che è proprio nel Mes che Salvini, come del resto Giorgia Meloni, confida per far implodere la maggioranza giallo-rossa. Il leader leghista teme, infatti, che l’annunciato “soccorso azzurro” a Conte sull’utilizzo del fondo salva-Stati, lungi dal terremotare il governo, finisca per puntellarlo.

Cinquestelle indecisi a tutto

L’analisi non è sbagliata. I Cinquestelle sarebbero capacissimi di derubricare il voto sul Mes a mera formalità. E sarebbero contentissimi se qualcuno togliesse loro le castagne dal fuoco. Il combinato disposto tra asineria politica e incallimento sulla poltrona li spingerebbe a mettere tra parentesi quel voto per poi proseguire come se niente fosse accaduto. È, questa, la preoccupazione che si coglie in controluce anche nelle parole di un berlusconiano doc come Osvaldo Napoli. «Il presidente del Consiglio – ha avvertito – non può pensare di rimanere avvolto nella sua ambiguità e assicurare così la sua permanenza a Palazzo Chigi». Come a dire: caro premier, prima dichiari che non hai più maggioranza e poi si ragiona sul Mes. Insomma: vedere cammello, pagare moneta

 

 

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