La sinistra si inginocchia sempre davanti agli stranieri. E gli italiani ne pagano le conseguenze

giovedì 23 luglio 17:23 - di Fabio Silvestri
sinistra

La sinistra italiana al potere, è stata  e sarà sempre l’alleato più forte degli stranieri in Italia. Anche la vecchia Dc era la quinta colonna degli Stati Uniti nel nostro paese, ma quantomeno si era preoccupata di garantire al popolo un certo benessere e aveva supportato l’idea di un mondo occidentale libero e democratico, ricevendo aiuti finanziari e supporti tali , da portare l’economia italiana , uscita distrutta dal conflitto mondiale, ad essere una delle maggiori potenze industriali.

Questa sinistra si nutre di slogan, di contrapposizioni ideologiche, e di contraddizioni . Da un lato supporta oltre misura il grande capitale, dall’altro cerca di annientare un ceto , come quello della media borghesia,  fatto di piccoli imprenditori, artigiani e commercianti, senza i quali le casse statali avrebbero grossi problemi. L’economia che è uscita dalla crisi pandemica, è paragonabile a un’economia di guerra, ma questo non è chiaro a tutti.

Le cronache dall’Europa ci parlano delle misure varate, come se fossero il nuovo piano  Marshall, ma al di là di slogan, dichiarazioni compiaciute e vittorie preannunciate (tutte da verificare) andrebbe analizzata la portata di quello che accadrà da domani. Nessuno informa il popolo , che gli aiuti, se tali saranno, arriveranno tra circa un anno, nel frattempo le migliaia di aziende in crisi cosa faranno?  Sfoglieranno la margherita , o più concretamente chiuderanno.

Le migliaia di disoccupati che stanno  per affacciarsi all’orizzonte, avranno il solito sussidio per tirare a campare qualche mese, o avranno la prospettiva di un lavoro? Lo scontro sociale che inevitabilmente nascerà, lo fermeremo con i soliti annunci o con le forze armate? Questi quesiti , richiederebbero, da un governo serio e lungimirante, delle risposte serie e concrete, non gli slogan di queste ore. Una classe dirigente degna di tal nome, incomincerebbe a interrogarsi su quale modello di sviluppo adottare, visto il fallimento della opzione della grande industria degli anni ’50, che ci portò il benessere.

Il mondo globalizzato non consente più esperimenti, ma  obbliga a fare delle scelte , nella speranza che risultino giuste. Il dubbio è “saranno in grado queste forze di governo di raccogliere una simile sfida?” Qualche grosso dubbio si pone, ma, principalmente, c’è il  timore fondato, che eventuali scelte sbagliate saranno pagate a caro prezzo dal popolo, magari tra qualche anno. Ritornando alla battaglia europea per i fondi, siamo proprio sicuri che l’Italia ha vinto? Io mi auguro di si, a prescindere dall’agone politico, temo di no se guardo i protagonisti, ci si augurerebbe che i cittadini tolgano la casacca di questi o quelli, ed incomincino a valutare seriamente, ma qui bisognerebbe affrontare un altro problema relativo alla formazione scolastica , del quale parleremo in altra circostanza.

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