Il pusher che ha venduto il metadone ai ragazzini di Terni cantava per i centri sociali

venerdì 10 Luglio 17:11 - di Adele Sirocchi
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Si chiama Aldo Maria Romboli, 41 anni, rapper tossicodipendente vicino ai centri sociali ternani, il pusher arrestato per avere venduto ai due ragazzini morti per droga a Terni un mix letale di metadone e codeina al prezzo di 15 euro. Una tragica vicenda che ha scosso le coscienze della città di Terni e dell’intero Paese.

A rilanciare la notizia il Primato Nazionale, il giornale di CasaPound, che insiste sull’irriducibile credo antifascista del pusher-rapper citando alcune sue interviste radiofoniche nelle quali si dichiara “antifascista nella maniera più totale”. Non solo: Romboli era spesso ospite delle serate organizzate dai suoi amici dei centri sociali e li allietava con i suoi brani, con uno dei quali aveva partecipato al Cantamaggio 2016.

Romboli arrestato ha confessato: salvato dal linciaggio

Romboli ha confessato agli inquirenti di avere fornito metadone ai due ragazzini, Flavio e Gianluca, di 15 e 16 anni. Ne era in possesso perché in cura al Sert. Lo hanno arrestato, salvandolo dal linciaggio di un gruppo di amici dei due che hanno provato ad entrare nella sua abitazione in una palazzina popolare al quartiere di San Valentino, davanti all’anziana madre che si è poi sentita male. Secondo il suo avvocato Romboli ora piange e si dispera per quanto avvenuto ma a quanto risulterebbe agli inquirenti non era la prima volta che cedeva metadone ai due ragazzi. Era conosciuto: la polizia è risalita alla sua identità grazie agli amici di Flavio e Gianluca. Altri minorenni compravano metadone da Romboli, secondo quanto lascia intendere il procuratore di Terni Liguori.

Si è arrivati a lui grazie agli amici dei ragazzi morti

Ragazzini che parlano di droghe con una confidenza che ha lasciato stupefatto il procuratore. “Mi ha stupito e sconvolto la naturalezza con la quale parlano di droga, la dimestichezza nello spiegare — a verbale —come cambia il colore della sostanza da violaceo se viene utilizzata la codeina, un sedativo antidolorifico, a biancastro se c’è solo il metadone – sottolinea il procuratore – Io stesso, addetto ai lavori, sono rimasto esterrefatto dal loro patrimonio di conoscenze, dalle informazioni tecniche che avevano. Si capiva che per loro noi siamo profondamente diversi: non si rendevano conto dell’importanza delle loro dichiarazioni, della gravità di aver già comprato droga, dando per scontato che quella sostanza provoca sollievo e non è così nociva. Insomma, come a dire: va bene, l’abbiamo comprata da lui, che male c’è? Noi siamo avanti, siete voi che non capite”.

Non era la prima volta che vendeva metadone ai ragazzini

Flavio e Gianluca pensavano forse di avere comprato codeina, mentre “invece si trattava di metadone”. È l’ipotesi formulata dal gip convalidando il fermo di Aldo Maria Romboli. Dall’indagine è emerso che già a giugno l’uomo aveva ceduto il metadone diluito ai due adolescenti.  “Quella volta però – emerge dal provvedimento del gip – l’indagato aveva detto loro che si trattava di codeina e non di metadone. Il Romboli ribadisce invece che il 6 luglio aveva detto ai ragazzi che la sostanza ceduta era effettivamente metadone”. Per il giudice questa affermazione “contrasta” con quanto riferito agli inquirenti dagli amici di Flavio e Gianluca. Secondo i testimoni infatti quando i due ragazzi si erano sentiti male avevano detto che “era colpa della codeina comprata da Aldo”.

 

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