Dalle statue al Football, i Washington Redskins nella bufera: «Il nome della squadra è razzista, cambiatelo»

sabato 4 luglio 8:44 - di Roberto Mariotti
redskins

«Cambiate il nome alla squadra». L’onda lunga delle proteste dopo la morte di George Floyd investe anche la National Football League. In particolare i Washington Redskins. I “pellerossa” della capitale, che sul casco esibiscono come logo un indiano, già in passato sono stati invitati a cambiare nome. Ora, con il paese scosso dalle proteste delle ultime settimane, la franchigia deve fare i conti con il pressing della FedEx. E cioè, il colosso che versa 205 milioni di dollari per battezzare lo stadio in cui la squadra gioca le partite casalinghe.

I Washington Redskins e la richiesta degli azionisti

«Abbiamo fatto pervenire a Washington la nostra richiesta affinché la squadra cambi nome», ha fatto sapere FedEx in una nota al network Espn. Frederick Smith, presidente e Ceo di FedEx Corp., è anche azionista di minoranza dei Redskins. La richiesta, quindi, proviene da una figura rilevante all’interno della franchigia. Dan Snyder, proprietario del team, ha risposto alla sollecitazione avviando «un processo di revisione del nome della squadra».

Il timore di una marcia indietro degli sponsor

Snyder deve fare i conti anche con l’ipotesi di marcia indietro di alcuni sponsor, secondo Adweek. FedEx, Nike e PepsiCo avrebbero ricevuto comunicazioni firmate da 87 azionisti di peso. Tutti avrebbero formalizzato una richiesta esplicita alle aziende: rompere con i Redskins se non cambieranno nome. Espn riferisce che nelle ultime ore la Nike avrebbe rimosso il merchandising della squadra dal proprio store online.

Il precedente risale al 2014

Le pressioni sui Redskins non sono una novità. Già nel 2014 due membri del Congresso avevano scritto una lettera al commissioner della Nfl, Roger Goodell, esortandolo a pronunciarsi pubblicamente a favore di una modifica del nome della squadra: «La National Football League non può più ignorare e perpetuare l’uso di questo nome per quello che realmente rappresenta: un insulto razzista».

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