Conte al Senato fa la solita sceneggiata. “Prorogare lo stato di emergenza è inevitabile…”. L’ira della Meloni

28 Lug 2020 18:57 - di Redazione
Conte

Rassicurante ma anche no. Un  colpo al cerchio e uno alla botte come da tradizione. Giuseppe Conte si presenta al Senato con il suo dossier sulla proroga dello stato di emergenza al 31 ottobre. Una scelta faticosa viste le divisioni interne alla maggioranza con l’intesa raggiunta ai tempi supplementari. E con l’opposizione pronta “a fare le barricate”. Parla di necessità ineludibile e si arrampica sugli specchi quando deve contemporaneamente sostenere che non ci saranno ricadute di immagine né “autoritarismi“. E dimostra la debolezza di un governo abbarbicato a misure eccezionali.

Conte: il prolungamento è inevitabile

“Ritengo doveroso condividere con il Parlamento questa decisione”, ha esordito il premier. Che nella fase  dell’emergenza ha completamente esautorato le Camere, Avocando a sé ogni decisione. “Nel Consiglio dei ministri abbiamo esaminato il tema della proroga. Facoltà prevista dalla legge. Attivabile ogni qual volta si renda necessaria la prosecuzione degli interventi. Non abbiamo adottato alcuna decisione. Ma è emerso l’indirizzo di prorogare lo stato di emergenza fino al prossimo 31 ottobre“.

“Cesserebbe l’effetto delle 38 ordinanze”

L’inizio è soft. Ma le motivazioni lasciano interdetti. Se non prorogassimo lo Stato di emergenza – “minaccia”il premier –  “cesserebbero di avere effetto le ben 38 ordinanze. Di cui 4 al vaglio della Ragioneria”. E ancora: “Sarebbe incongruo sospendere bruscamente l’efficacia delle misure adottate. Senza la proroga non ci potrebbe essere più l’assistenza alle persone risultate positive. Il volontariato. Il reclutamento e gestione delle task force sanitarie regionali e anche negli istituti penitenziari. Il numero verde 1500, il pagamento dilazionato delle pensioni per evitare assembramenti. L’attribuzione dei poteri all’Istituto superiore di sanità per la sorveglianza epidemiologica”. Insomma una prospettiva tragica. E ancora: “Cesserebbero le funzioni di coordinamento del capo della Protezione civile. Decadrebbero i poteri straordinari dei soggetti attuatori. E esserebbe anche il Comitato tecnico scientifico che ha svolto un ruolo importante”.

Il premier: “Il virus continua a circolare”

La a proroga è inevitabile – insiste Conte – “sulle basi di valutazioni squisitamente, vorrei dire meramente tecniche». Pur non volendo drammatizzare, sottolinea più volte che il virus non è debellato. “La curva di contagi e l’impatto sul sistema sanitario si sono notevolmente ridotti. Ma i numeri registrati dicono che il virus continua a circolare nel Paese. E la situazione internazionale resta preoccupante. Dobbiamo evitare che la crescita dei contagi riguardi anche l’Italia. E ciò che accade nei Paesi a noi vicini ci impone un’attenta vigilanza».

Stop and go tra paura e rassicurazioni. “Vi posso assicurare che da parte del governo non vi è nessuna intenzione di drammatizzare. O alimentare paure ingiustificate. Tutt’altro. Con la proroga continueremo a mantenere in efficienza il complesso di misure e iniziative organizzative che rendono il Paese più sicuro”. Poi rivolgendosi all’opposizione cerca di smarcarsi dalle critiche: “E’ una scelta non lesiva della nostra immagine al’estero. Come Paese non sicuro per i turisti, non vi è affatto questo rischio E’ vero il contrario, garantisce un Paese più sicuro per tutti”. E ancora parla di un’impropria drammatizzazione del significato degli effetti della proroga.  Fino alla volontà di preservare poteri extra ordinem, suscettibili di alterare l’ordinaria dialettica democratica.

Il potere di emanare Dpcm non c’entra

Infine chiarisce, con aulico linguaggio forense, che la proroga non è connessa ai poteri del presidente del Consiglio di emanare decreti. “Il potere di emanare Dpcm è al momento correlato alla data del 31 luglio. Non perché ci sia una formale connessione tra Dpcm e stato emergenza. Ma perché questo prevede la norma di rango primario legittimante”. Poi sembra correggersi. E tradirsi. “La dichiarazione dello stato di emergenza è un presupposto di fatto. Ma non potrebbe in alcun modo legittimare l’adozione di Dpcm se non fosse affiancata da una fonte di rango primario». Che tradotto significa che per rinnovare il potere di emanazione di Dpcm oltre il 31 luglio, servirebbe un decreto ad hoc. Infine il più classico appello alle opposizioni. “Perché su questi temi non si deve ragionare su schieramenti precostituiti e logiche precostituite”.

Meloni: sono scioccata

Immediate le repliche dure dell’opposizione. La prima a intervenire è Giorgia Meloni con un tweet lapidario. “Sono scioccata. Conte sta sostenendo ora al Senato che senza lo stato di emergenza il governo non è in grado di fare normalissimi decreti, decreti legge, ordinanze. Questa è una grossolana menzogna e una pericolosissima deriva liberticida. Dove vuole arrivare il governo?”  Per Anna Maria Bernini le parole di Conte sono gravissime. ” Ha descritto un mondo alla rovescia. In cui si può governare solo con misure eccezionali. L’Italia sta diventando una Repubblica fondata sul virus. È una deriva pericolosa e intollerabile”.

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