Beppe Sala, delirio in difesa dei centri sociali: «Sono bravi ragazzi criminalizzati dalla destra»

sabato 18 luglio 9:36 - di Roberto Marotti
Beppe Sala

Beppe Sala getta la maschera. Difende a spada tratta i centri sociali e dice il «male assoluto è altro». Interviene a Radio Popolare per affrontare la questione degli antagonisti. In particolare di Torchiera e Lambretta. Il primo centro sociale, infatti, occupa uno spazio pubblico messo a bando dal Comune. Il secondo, invece, uno spazio privato per cui c’è una procedura di sgombero.

Beppe Sala: «Non mi faccio condizionare dalla destra»

«Non si può fare di tutta l’erba un fascio», dice Sala. Lui, aggiunge, non si farà condizionare dalla destra che criminalizza gli antagonisti. Nega l’evidenza, il sindaco di Milano, e cerca di capovolgere la situazione. Incredibile a dirsi, sostiene che ci sono centri sociali. Incredibile a dirsi, sostiene che ci sono centri sociali che «durante l’emergenza si sono tirati su le maniche e hanno aiutato le persone, portando alimenti a chi era in difficoltà».

Il sindaco giustifica l’ingiustificabile

Quindi, anarchici e antagonisti sono persone dall’animo buono. Magari è tutto inventato, anche l’uso di sostanze stupefacenti che in tante città fanno scandalo. Poi arriva a giustificare l’ingiustificabile: «Si parla di situazioni illegittime perché sono stati occupati degli spazi pubblici. Ma, per essere onesto, io devo dire che quasi sempre i centri e gli spazi occupati ci hanno chiesto negli anni di trovare delle soluzioni per metterli nelle condizioni di legalizzare la loro situazione».

Le “soluzioni” di Beppe Sala

«Non è facile per noi trovare una soluzione. Posso solo garantire che verranno applicate tutte le formule per cercare di evitare altri problemi», dice ancora Beppe Sala. «Va riconosciuto che, alla fine, la definizione di centro sociale è un po’ antica. Per come la vedo io stiamo parlando di spazi sociali che forniscono una produzione culturale alternativa, un’aggregazione a basso costo. Per cui svolgono una funzione che poi è anche molto contemporanea».

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