Autostrade, la beffa del governo. Meloni: «È finita a tarallucci e vino». Salvini: «Sono incapaci»

mercoledì 15 luglio 11:06 - di Franco Bianchini
Autostrade

«Su Autostrade è finita a tarallucci e vino, con un percorso solo immaginato e ancora tutto da fare». Lo afferma Giorgia Meloni, in merito all’accordo sceneggiata raggiunto dall’ammucchiata giallorossa sulla questione Autostrade. «Da qui a un anno è facile che il governo non sia nemmeno più lo stesso. E con il Pd a controllare il Mit i Benetton possono dormire su due guanciali».

Autostrade, Meloni: «Il contratto capestro rimane tale»

«Il contratto capestro stipulato a fine anni ’90 rimane tale», incalza la Meloni. «Sulle infrastrutture strategiche continuano a banchettare le oligarchie di casa nostra e gli stranieri. In pratica, hanno evitato la revoca ad Autostrade, con il favore delle tenebre».

Salvini: «Sono incapaci o complici»

«Nessuna revoca (come promesso dai 5Stelle)», dice a sua volta Matteo Salvini. «Tanti altri soldi pubblici spesi e, anche oggi, cantieri fermi e le solite code, in Liguria e in mezza Italia. Incapaci o complici?».

Calenda: «Un balletto indigesto»

«Sono due anni che va avanti il balletto revoca sì, revoca no. Pare che Conte, dopo aver parlato di revoca a mercati aperti, abbia nuovamente cambiato idea. La verità è che il governo ha poche idee e confuse», afferma Carlo Calenda. «Conte ha lasciato il dossier nel cassetto per due anni. Ora lo tira fuori precipitosamente e superficialmente perché c’è la cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte l’8 agosto». Nessun paese serio, aggiunge il leader di Azione, «si comporta in questo modo».

Autostrade, Paragone: «La parola revoca è scomparsa»

«Voglio vedere i valori di scambio, perché è lì se capisci se i Benetton se ne vanno con qualcosa in tasca. La parola revoca è scomparsa. Temo che sia la classica soluzione mediana e irriterà chi pensa che in questo Paese chi è colpevole non paga mai. È l’incapacità e il fallimento di un modello gestionale legato alle privatizzazioni». Lo dice Gianluigi Paragone, che è intervenuto ai microfoni della trasmissione L’Italia s’è desta.

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