Autonomia del Nord, Boccia ora la vuole. Tre mesi fa giudicò «una fortuna» non averla fatta

venerdì 24 Luglio 15:14 - di Lando Chiarini
Boccia

Francesco Boccia scena “prima“, 29 marzo sul Messaggero: «Le regioni da sole non ce l’avrebbero mai fatta ad affrontare il virus. È una fortuna non aver dato ancora il via libera al progetto di autonomia rafforzata». Francesco Boccia scena “seconda“, 24 luglio, sempre sul Messaggero: «L’architrave della riforma sull’autonomia differenziata, intesa come attuazione del principio di sussidiarietà che rafforza l’unità nazionale, è: maggiore autonomia decisionale alle Regioni, ma progressiva solidarietà tra i territori e garanzia dell’unità nazionale». Buona la “prima”, verrebbe da dire. Sia chiaro, ciascuno ha diritto di cambiare opinione, anche radicalmente. A condizione che ne spieghi i motivi. A maggior ragione se si tratta del ministro titolare di uno dossier più scottanti, quello – appunto – della cosiddetta autonomia rafforzata.

Incredibile dietrofront di Boccia

Poiché Boccia non lo farà, proviamo noi a dare qualche spiegazione attingendo proprio dalle sue dichiarazioni. La prima cosa che oggi c’è e ieri non c’era sono i soldi del Recovery Fund. Arriveranno nella seconda metà del prossimo anno, ma è meglio prepararsi per tempo. È lo  stesso ministro ad evidenziarlo quando definisce il piano di Bruxelles come «un’occasione straordinaria per separare il passato dal futuro». Fin qui ci siamo. Del resto, il fatidico “niente sarà come prima” è rimbalzato sulla bocca di tutti e quella di Boccia non poteva certo fare eccezione. La pandemia ha cambiato il mondo, Italia compresa. «A cominciare dal rapporto tra Stato e Regioni», assicura Boccia. Che spiega: «L’emergenza ha insegnato che si esce dal tunnel solo tenendosi per mano, con leale collaborazione. È ciò che ha fatto il governo con le Regioni».

La “leale collaborazione” tra governo e governatori è una chimera

Ma è proprio qui che il ragionamento del ministro imbarca acqua da tutte le parti. Durante l’epidemia, di Stato e Regioni mano nella mano se n’è visto ben poco. E di leale collaborazione ancora meno. Lo conferma lo scaricabarile tra Palazzo Chigi e regione Lombardia sulla mancata perimetrazione della “zona rossa” nei comuni bergamaschi di Nembro e Alzano Lombardo. C’è anche un’inchiesta in corso, e Boccia dovrebbe saperlo. Anche per questo giudicò «una fortuna» non aver ancora licenziato quell’autonomia rafforzata che ora, al contrario, valuta come il rimedio di ogni male.

L’obiettivo è isolare Salvini

Come mai? Non c’entrano solo i soldi, ma anche il quadro politico. Forse il Pd (il meccanismo è troppo sofisticato per il M5S) vuole mettere una zeppa tra Salvini e i suoi governatori. E lo fa rispolverando l’autonomia rafforzata del Nord, cui collega anche la gestione dei fondi europei. Gli stessi che il leader leghista continua a considerare un imbroglio. Riprendere quel tema significa anche spostare il baricentro decisionale nella Conferenza Stato-Regioni lasciando il Parlamento a far da reggi-moccolo. L’obiettivo, ambizioso, è mettere Salvini di fronte al bivio e costringerlo a scegliere quale, tra «Prima gli italiani» e «Prima il Nord» sia destinato a restare mero slogan.

 

 

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