Anche il rosario diventa un reato se non piace alla comunità Lgbt. Ecco cosa è successo a Lizzano (video)

giovedì 16 luglio 14:19 - di Riccardo Arbusti

A Lizzano (Taranto) una veglia di preghiera in difesa della famiglia minacciata dal ddl Zan contro la omotransfobia diventa un atto “eversivo”, talmente politicamente scorretto da far accorrere i soliti attivisti per i diritti gay spalleggiati dalla sindaca Antonietta D’Oria. Quando sono arrivati i carabinieri, chiamati dal parroco, hanno chiesto i documenti ai manifestanti. La sindaca è intervenuta tutta inviperita: dovete chiedere – ha detto ai militari – i documenti a quelli che stanno dentro. E perché? E’ un reato raccogliersi in preghiera? Perché “Lizzano – ha scandito la sindaca tutta tronfia – è un paese democratico”. Alla fine i carabinieri hanno dovuto scortare i fedeli fuori dalla chiesa mentre gli amici della sindaca lanciavano insulti.

Prove di totalitarismo

Per l’associazione Pro Vita e Famiglia Onlus sono state ”prove tecniche di totalitarismo”. “Come diceva Alessandro Zan? Non saranno punibili e punite le persone che credono nella famiglia e in padre e madre come genitori? E invece sì lo saranno, la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti. Il problema è proprio il pensiero cristiano o ‘dissidente’ che sia. Non è permesso avere opinioni contrarie al pensiero unico LGBT come dimostra la presa di posizione del sindaco di Lizzano”. Lo dichiarano Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente di Pro Vita & Famiglia onlus, dopo quanto avvenuto nella chiesa di San Nicola a Lizzano.

Un rosario in chiesa è reato?

”Cosa ha fatto il sindaco? Ha chiesto ai carabinieri di identificare i fedeli che pregavano, non i contestatori che insultavano e gridavano contro i fedeli! Una scena inquietante – denunciano – che mostra l’obiettivo della legge Zan e prefigura quel che ci attende: non si potrà più avere qualsiasi idea politica o religiosa che non sia obbediente al ”pensiero unico” imposto ora dal governo e dagli LGBT che vogliono di fatto sopprimere qualsiasi dissenso”. ”Ma da quando un rosario in Chiesa è reato? Chi è poi colpevole di ”reato d’odio”? Noi? Avete mai visto Pro Vita & Famiglia protestare, urlare e insultare i propri detrattori o cercare di impedire le loro manifestazioni? Per questo e per molto altro scenderemo in campo oggi, alle 17 a piazza Montecitorio, in nome della libertà di espressione, di opinione e religiosa” concludono Brandi e Coghe.

La versione del parroco

Anche il parroco della chiesa di San Nicola, don Giuseppe Zito, fornisce la sua versione dei fatti sul “rosario per la famiglia”: «Sono state aperte le porte della parrocchia ad un gruppo laico associato di fedeli, i quali avevano richiesto la disponibilità dell’aula liturgica per un semplice momento di preghiera a favore e a sostegno della famiglia naturale, che non era stato organizzato dalla parrocchia, né era contro alcuno e per il quale non era tra l’altro prevista alcuna direzione o presidenza liturgica da parte del parroco o di alcun altro ministro ordinato».

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