Addio a Brigid Berlin, musa di Andy Wharol e diva della Pop Art

lunedì 20 luglio 13:29 - di Laura Ferrari

Dalla frequentazione dell’alta società e alla partecipazione assidua alla vita mondana alla scena underground. È la trasformazione di Brigid Berlin diventata artista e attrice per Andy Warhol, che ne fece la superdiva dei suoi primi film. Ne divenne, inoltre, la sua confidente più stretta. Berlin, conosciuta sotto lo pseudonimo di Brigid Polk nella cerchia della Factory del re della Pop Art, è morta venerdì scorso, all’età di 80 anni, in un ospedale di Manhattan, dopo una lunga malattia che da tempo l’aveva costretta a letto.

Brigid Berlin è morta a 80 anni

Come ha spiegato il suo amico Rob Vaczy al “New York Times”, è deceduta per un arresto cardiaco causato da un’embolia polmonare. Nata a New York il 6 settembre 1939, Brigid Berlin, ribellatasi alla vita dorata della sua famiglia, con frequentazioni assidue della jet society, conobbe Wharol alla metà degli anni ’60. Il colpo di fulmine creativo fu immediato. L’artista si invaghì della sua aurea anticonformista, facendola debuttare nel suo film rivoluzionario “Chelsea Girls” (1966). Per l’occasione lei interpretava una loquace lesbica trafficante di droga. Warhol l’ha poi diretta nei film successivi “Tub girls” (1967), “Bike boy” (1967), “Imitation of Christ” (1967), “The nude restaurant” (1967), “****” (1967), “The loves of Ondine” (1968). Nel 1969 Berlin divenne la segretaria della Factory di Warhol a cui fu affidato il compito di registrare le sue conversazioni, le cui trascrizioni in grande quantità hanno poi fornito il materiale per il libro dell’artista “The Philosophy of Andy Warhol: From A to B & Back Again” (1975). Berlin portava il registratore ovunque si recasse. L’attrice ha poi preso parte anche alle pellicole “School play” (1970), “Women in revolt” (1971), “Ciao Manhattan” (1972).

Il sodalizio artistico con Andy Warhol

Nel film “Il male di Andy Warhol” (1977) di Jed Johnson ha interpretato la parte di Estelle. È stata anche redattrice della rivista “Interview” di Warhol. Berlin fu tra le prime ad utilizzare la Polaroid in ambito artistico e Warhol si innamorò delle sue foto istantanee tanto da incaricarla di riprenderlo continuamente nel suo lavoro. Nel 1969, in un’intervista, Warhol confidò che Berlin era stata la sua musa ispiratrice per molti dipinti. Lei stessa si cimentò con la pittura e il disegno negli anni della Factory.

Lo scandalo delle Tit Prints

Sebbene Berlin avesse ottenuto riconoscimenti come concettualista innovativa a pieno titolo, ha ripetutamente respinto il termine “artista”. Era diventata nota per le sue “Tit Prints” (1966-96), serie di tele su cui aveva impresso il suo seno sgocciolato di vernice e per le esibizioni oltraggiose, su richiesta di Warhol. Opere realizzate al telefono chiamando ignari interlocutori, inclusa sua madre. Berlin ha anche allestito “The Cock Book”, un leggendario album di tre volumi, alla fine acquistato da Richard Prince per 175.000 dollari, con disegni del pene realizzati, tra gli altri, da Jasper Johns, Jane Fonda, Larry Rivers e Leonard Cohen. Le sue spiritose istantanee con la Polaroid hanno ispirato molti artisti, tra cui Gerhard Richter. Fu Berlin a far conoscere la Polaroid a Warhol, macchina fotografica che poi lo avrebbe accompagnato ovunque. “Mi sono innamorata delle Polaroid ancor prima che Andy si innamorasse di lei, a causa di alcune foto che avevo visto sulla rivista ‘Vogue’ nei primi anni ’60 scattate da Marie Cosindas”, spiegò Berlin in un’intervista ad “Artforum” nel 2015.

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