Volano insulti tra Di Battista e la Taverna. Lei: «Non scordarti che il M5S è di Grillo»

mercoledì 24 giugno 18:47 - di Marzio Dalla Casta
Di Battista

L’ultima notizia della “baruffa grillotta“, l’ennesima nel suo genere, l’ha lanciata Dagospia. Il popolarissimo sito on line ne ha dato conto in un post tanto succinto quanto emblematico dello stato dei rapporti all’interno del MoVimento. Il clima è prossimo a quello del tutti contro tutti che solitamente precede il “rompete le righe“. Se ancora non ci siamo, è solo per il voto fatto dalla Casta grillina a Santa Poltrona da Montecitorio, grazie alla quale non sono ancora tornati dal nulla cosmico dal quale sono pur giunti. Il dialetto delle feroce contesa interna, però, non è quello veneto immaginato da Goldoni per le sue Baruffe chiozzotte, ma il vernacolo della Capitale con qualche differenza d’accento e di tono tra quello in uso a Roma Nord (Di Battista) e quello parlato a Roma Sud (Paola Taverna).

Presenti anche Di Maio, Fraccaro e Bonafede

Sono loro i protagonisti del duello rusticano sceneggiato nel corso dell’ultimo e ormai rituale “caminetto” cinquestelle. Più che come in una riunione, ha perfidamente sottolineato Dagospia, alcuni dei maggiorenti del Movimento risultavano schierati «a mo’ di plotone d’esecuzione» contro Di Battista. Oltre a lui e di fronte a lui, infatti, stavano i volti problematici e corrucciati di Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede e Paola Taverna. È proprio la pasionaria pentastellata a trasformare il gelo nei confronti del Che Guevara de no’ antri in polemica rovente.

Di Battista: «Avete decapitato l’eredità di Casaleggio»

Di Battista, fresco di polemica diretta con l’Elevato in persona, l’ayatollah BeppeGrillo, ha dovuto fronteggiare un autentico fuoco di fila, soprattutto con la Taverna. Una discussione degenerata in lite da ballatoio a base di insulti, offese e minacce. Lui si è difeso alla grande. Anzi, pensava persino di averli tramortiti tutti con l’arma (spuntata) della purezza delle origini. Grande e amara è stata perciò la sua sorpresa quando dopo aver minacciato di sollevare la Rete gridando «avete decapitato le idee e l’eredità di Gianroberto Casaleggio», si è sentito rispondere: «Ma non siamo gianrobertini, siamo grillini. E anche tu, ricordatelo, sei nel movimento di Grillo…». Sic transit gloria Dibbae.

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